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Notizie a cura di La Stampa.it |
COMUNITARIO e INTERNAZIONALE

energia elettrica e gas | 24 Ottobre 2014

I consumatori devono essere informati in tempo utile prima dell’entrata in vigore di ogni aumento di prezzo

di Ivan Libero Nocera - Avvocato in Torino - Weigmann Studio Legale e professore a contratto presso l'Università di Brescia

Nel caso in cui non si preveda tale informazione, nei contratti di fornitura dell’energia elettrica e del gas conclusi con i consumatori rientranti nell’ambito dell’obbligo generale di approvvigionamento, si violano le direttive cc.dd. «energia elettrica» e «gas».

(Corte di Giustizia UE, Quarta Sezione, sentenza 23 ottobre 2014, cause riunite C-359/11 e C-400/11)

Lo ha affermato la Corte di Giustizia nelle cause riunite C-359/11 e C-400/11 del 23 ottobre 2014 precisando che è ammessa la possibilità di modificare la tariffa della fornitura luce e/o gas, ma occorre assicurare che i consumatori siano informati, in tempo utile prima dell’entrata in vigore di tale modifica, circa i motivi, le condizioni e la portata della medesima.
Il quadro normativo. Al fine di comprendere la questione al centro della controversia in esame giova ricordare che l’art. 1 della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, sottolinea che tale direttiva è volta a ravvicinare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri concernenti le clausole abusive nei contratti stipulati tra un professionista e un consumatore.
La direttiva 2003/54 (abrogata dalla direttiva 2009/72/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, in materia di norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica) relativa a norme comuni per il mercato interno dell’energia elettrica – applicabile ratione temporis - stabilisce all’art. 3 che gli Stati membri provvedono affinché tutti i clienti civili usufruiscano nel rispettivo territorio del servizio universale, cioè del diritto alla fornitura di energia elettrica di una qualità specifica a prezzi ragionevoli, facilmente e chiaramente comparabili e trasparenti. Per garantire la fornitura del servizio universale, gli Stati membri possono designare un fornitore di ultima istanza. Aggiunge inoltre che gli Stati membri adottano le misure adeguate per tutelare i clienti finali, ed assicurano in particolare ai clienti vulnerabili un’adeguata protezione comprese le misure atte a permettere loro di evitare l’interruzione delle forniture. In questo contesto, gli Stati membri possono adottare misure di tutela dei clienti finali nelle zone isolate. Essi garantiscono un elevato livello di protezione dei consumatori, con particolare riguardo alla trasparenza delle condizioni generali di contratto, alle informazioni generali ed ai meccanismi di risoluzione delle controversie. Gli Stati membri provvedono affinché i clienti idonei possano effettivamente cambiare fornitore.
Rileva inoltre la Direttiva 2003/55/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2003, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale e che abroga la direttiva 98/30/CE. La direttiva del 2003 è stata abrogata dalla direttiva 2009/73/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 luglio 2009, relativa a norme comuni per il mercato interno del gas naturale.
La vicenda. La fattispecie al centro della controversia in esame vede la Corte federale tedesca essere investita di due controversie tra clienti e fornitori di energia elettrica e di gas in merito a diversi aumenti di prezzo apportati tra il 2005 e il 2008. Tali clienti, che rientrano nell’obbligo generale di approvvigionamento (clienti soggetti a tariffa standard), ritengono i suddetti aumenti eccessivi e basati su clausole illegali. Giova ricordare che, in tal caso, il fornitore è tenuto, nell’ambito degli obblighi imposti dalla normativa tedesca, a concludere un contratto, alle condizioni previste da tale normativa, con i clienti che ne hanno fatto richiesta e possono pretenderlo.
La normativa tedesca vigente all’epoca dei fatti stabiliva le condizioni generali dei contratti conclusi con i consumatori e le integrava direttamente nei contratti conclusi con i clienti soggetti a tariffa standard. Essa consentiva ai fornitori di modificare unilateralmente i prezzi dell’elettricità e del gas senza indicare il motivo, le condizioni e la portata della modifica, ma garantendo al contempo che i clienti fossero informati dell’aumento e potessero eventualmente recedere dal contratto.
La questione. La Corte federale tedesca chiede quindi alla Corte di Giustizia se l’art. 3, paragrafo 3, della direttiva 2003/55 debba essere interpretato nel senso che una disposizione nazionale sulle revisioni dei prezzi contenute in contratti di fornitura di gas naturale conclusi con clienti civili che ricevono le forniture nell’ambito dell’obbligo generale di approvvigionamento (clienti soggetti a tariffa standard), soddisfi i requisiti attinenti al necessario grado di trasparenza, qualora, pur non figurando nella stessa il motivo, i requisiti e la portata di una revisione dei prezzi, sia tuttavia assicurato che l’impresa di distribuzione del gas comunichi anticipatamente ai suoi clienti, con un ragionevole preavviso, ogni aumento di prezzo, e questi ultimi siano liberi di recedere dal contratto in caso di rifiuto delle nuove condizioni loro notificate.
Diritti degli utenti. La Corte premette che in relazione ai diritti dei clienti (come statuito al punto 45 della sentenza C‑92/11, EU:C:2013:180) per quanto riguarda la direttiva 2003/55, questa obbliga, in forza del suo art. 3, paragrafo 3, gli Stati membri a garantire un elevato livello di tutela dei consumatori riguardo alla trasparenza delle condizioni generali di contratto. Tale constatazione vale altresì per l’art. 3, paragrafo 5, della direttiva 2003/54. Oltre al loro diritto di recedere dal contratto di fornitura, i clienti dovrebbero anche avere il diritto di contestare la revisione del prezzo della fornitura. Al fine di poter beneficiare pienamente ed effettivamente di tali diritti e di prendere, con piena cognizione di causa, una decisione relativa all’eventuale recesso dal contratto o alla contestazione della revisione del prezzo della fornitura, i clienti dovrebbero essere informati, in tempo utile prima dell’entrata in vigore di tale modifica, circa i motivi, le condizioni e la portata della medesima.
Per il diritto comunitario occorre garantire  che i consumatori siano informati sui motivi, condizioni e portata delle modifiche tariffarie. Di conseguenza, una normativa nazionale come quella di cui al procedimento principale, che nelle sue condizioni non garantisce che l’informazione di cui al punto precedente sia trasmessa in tempo utile ad un cliente civile, non soddisfa i requisiti delle direttive 2003/54 e 2003/55. In risposta alle questioni della Corte federale tedesca, la Corte di giustizia statuisce, con la sua odierna sentenza, che la direttiva «energia elettrica» 2003/54 e la direttiva «gas» 2003/55 non ammettono una normativa nazionale (quale quella tedesca) che determina il contenuto dei contratti di fornitura dell’energia elettrica e del gas conclusi con i consumatori nell’ambito dell’obbligo generale di approvvigionamento e consente ai fornitori di modificare la tariffa della fornitura, ma che non garantisce che i consumatori siano informati, in tempo utile prima dell’entrata in vigore di tale modifica, circa i motivi, le condizioni e la portata della medesima.
Il dovere di informare i clienti a tariffa speciale. Per quanto riguarda il dovere di informare i clienti a tariffa speciale, secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia, assume importanza essenziale l’informazione, trasmessa al consumatore in modo trasparente prima della conclusione di un contratto, relativa al motivo e alle modalità di variazione delle spese della fornitura di gas (cfr. sentenza della Corte del 21 marzo 2013, RWE Vertrieb, C-92/11). Ciò non vale tuttavia per i contratti conclusi con i clienti soggetti a tariffa standard (clienti di cui trattasi nelle presenti cause). Infatti i contratti conclusi con i clienti di cui alla su citata sentenza – che erano clienti soggetti a tariffa speciale - erano disciplinati non solo dalla direttiva 2003/55, ma anche dalla direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, riguardante le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. Orbene, il contenuto dei contratti conclusi con i clienti soggetti a tariffa standard è determinato da disposizioni tedesche imperative, cosicché la direttiva sulle clausole abusive non è loro applicabile.
Il diritto di informazione concretizza il diritto di contestare la revisione del prezzo. In conclusione, la Corte rileva che queste due direttive obbligano gli Stati membri a garantire un elevato livello di tutela dei consumatori riguardo alla trasparenza delle condizioni generali di contratto. La Corte dichiara che, oltre al diritto di recedere dal contratto (previsto dalle direttive in caso di revisione di prezzo), i clienti devono anche avere il diritto di contestare una siffatta revisione. Per poter beneficiare pienamente ed effettivamente di tali diritti e di decidere con piena cognizione di causa di recedere dal contratto o di contestare la revisione del prezzo della fornitura, i clienti rientranti nell’ambito dell’obbligo generale di approvvigionamento devono essere informati, in tempo utile prima dell’entrata in vigore della revisione, circa i motivi, le condizioni e la portata della medesima.