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COMUNITARIO e INTERNAZIONALE

violazione della privacy | 31 Dicembre 2014

Google deve cancellare i link a siti terzi… e ora che succede?

di Alessandro Del Ninno - Prof. Avvocato, Studio Legale Tonucci & Partners

  Dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE - causa C-131/12 del 13 maggio scorso - sull’obbligo di Google di cancellare i link a siti web di terzi: quali le regole in Italia sul diritto all’oblio online?

 

Sta facendo parlare – e molto – la recente sentenza della Corte di Giustizia UE con la quale è stato deciso che Google (al pari, ovviamente, di qualsiasi altro gestore di motore di ricerca web) è un “titolare del trattamento” dei dati personali che – tramite i links dei risultati generati dal motore di ricerca -  appaiono su pagine web pubblicate da terzi, con l’obbligo in capo alla stessa Google di cancellare i links dall’elenco dei risultati su richiesta degli interessati. Con la conseguenza che nel caso in cui a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, l’elenco di risultati mostri un link verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona in questione, questa può rivolgersi direttamente al gestore del motore di ricerca oppure, qualora questi non dia seguito alla sua domanda, adire le autorità competenti per ottenere, in presenza di determinate condizioni, la soppressione di tale link dall’elenco di risultati.
Il caso. Nel 2010 un cittadino spagnolo presentava alla Agenzia spagnola di protezione dei dati - AEPD un reclamo contro La Vanguardia Ediciones SL (editore di un quotidiano largamente diffuso in Spagna), nonché contro Google Spain e Google Inc. perché digitando il proprio nome su Google l’elenco di risultati mostrava link verso due pagine web del quotidiano di La Vanguardia, datate gennaio e marzo 1998, che annunciavano una vendita all’asta di immobili organizzata a seguito di un pignoramento effettuato per la riscossione coattiva di crediti previdenziali nei suoi confronti. Con il reclamo al Garante privacy spagnolo il cittadino chiedeva, da un lato, che fosse ordinato a La Vanguardia di sopprimere o modificare le pagine suddette (affinché i suoi dati personali non vi comparissero più) oppure di ricorrere a taluni strumenti forniti dai motori di ricerca per proteggere tali dati. Dall’altro lato, chiedeva che fosse ordinato a Google Spain o a Google Inc. di eliminare o di occultare i suoi dati personali, in modo che cessassero di comparire tra i risultati di ricerca e non figurassero più nei links di La Vanguardia. Ciò in quanto il pignoramento effettuato nei suoi confronti era stato interamente definito da svariati anni e la menzione dello stesso era ormai priva di qualsiasi rilevanza.
L’AEPD ha respinto il reclamo diretto contro La Vanguardia, ritenendo che l’editore avesse legittimamente pubblicato le informazioni in questione. Per contro, il reclamo è stato ac-colto nei confronti di Google Spain e Google Inc. L’AEPD ha chiesto dunque alle due società di adottare le misure necessarie per rimuovere i dati dai loro indici e per rendere impossibile in futuro l’accesso ai dati stessi. Google Spain e Google Inc. hanno proposto due ricorsi dinanzi all’Audiencia Nacional (Spagna), chiedendo l’annullamento della decisione dell’AEPD. È in tale contesto che il giudice spagnolo ha sottoposto una serie di questioni alla Corte di giustizia.
Sempre sinteticamente, la Corte ha statuito in sede di interpretazione della Direttiva UE sulla tutela dei dati personali 46/95/CE (“Direttiva”) che:
1.       esplorando Internet in modo automatizzato, costante e sistematico alla ricerca delle informazioni ivi pubblicate, il gestore di un motore di ricerca «raccoglie», «estrae», «registra», «organizza» dati nell’ambito dei suoi programmi di indicizzazione, li «conserva» nei suoi server e li «comunica» sotto forma di elenchi di risultati; compie cioè numerose operazioni di “trattamento dei dati personali” ai sensi della definizione contenuta nella Direttiva;
2.       di conseguenza, in una tale prospettiva, al gestore del motore di ricerca deve esse-re riconosciuta la qualifica di “titolare del trattamento”, sempre ai sensi della Direttiva; 
3.       il gestore di un motore di ricerca è obbligato, in presenza di determinate condizioni e su richiesta, a sopprimere, dall’elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona, i links verso pagine web pubblicate da terzi e contenenti informazioni relative a tale persona;
4.       tale obbligo può autonomamente esistere anche nell’ipotesi in cui tale nome o tali informazioni non vengano previamente o simultaneamente cancellati anche dalle suddette pagine web (dagli altri titolari del trattamento, cioè gli editori dei siti web cui i links rimandano), e ciò eventualmente anche quando la loro pubblicazione sulle pagine in questione sia di per sé lecita;
5.       il fondamento di un tale obbligo specifico in capo ai gestori di motori di ricerca è ravvisato dalla Corte UE nella circostanza che a seguito del trattamento dei dati personali effettuato tramite il motore di ricerca è consentito a qualsiasi utente di Internet, allorché effettua una ricerca a partire dal nome di una persona fisica, di ottenere, mediante l’elenco di risultati, una visione complessiva e strutturata delle informazioni relative a tale persona su Internet, reperendo un “profilo” completo della persona e informazioni che toccano potenzialmente una moltitudine di aspetti della vita privata che, in assenza del motore di ricerca, non avrebbero potuto, o soltanto difficilmente avrebbero potuto, essere connesse tra loro;
6.       le condizioni in presenza delle quali il gestore del motore di ricerca è tenuto alla cancellazione diretta dei link su richiesta sono individuate dalla Corte di Giustizia sostanzialmente nell’equo bilanciamento tra (a) legittimo interesse degli utenti di Internet potenzialmente interessati ad avere accesso alle informazioni/dati di cui l’interessato chiede invece la non reperibilità su web tramite cancellazione dei links e (b) il diritto alla protezione dei dati personali dell’interessato. La Corte rileva in proposito che, se indubbiamente i diritti della persona interessata prevalgono, di norma, anche sul citato interesse degli utenti di Internet, i criteri di valutazione per conseguire un equo contemperamento possono essere rappresentati dalla natura dell’informazione di cui trattasi e dal suo carattere sensibile per la vita privata della persona suddetta, nonché dall’interesse del pubblico a ricevere tale informazione, il quale può variare, in particolare, a seconda del ruolo che tale persona riveste nella vita pubblica;
7.       in merito al cosiddetto “diritto all’oblio” la Corte osserva al riguardo che anche un trattamento di dati inizialmente lecito può divenire, con il tempo, incompatibile con la Direttiva nel caso in cui tali dati risultino inadeguati, non aggiornati o non più pertinenti ovvero eccessivi in rapporto alle finalità per le quali erano stati trattati e al tempo trascorso. La Corte aggiunge che, nel valutare una domanda di questo tipo proposta dalla persona interessata contro il trattamento realizzato dal gestore di un motore di ricerca, occorre verificare in particolare se l’interessato abbia diritto a che le informazioni in questione ri-guardanti la sua persona non vengano più, allo stato attuale, collegate al suo nome da un elenco di risultati che appare a seguito di una ricerca effettuata a partire dal suo nome. Qualora si verifichi un’ipotesi siffatta, i links verso pagine web contenenti tali informazioni devono essere cancellati da tale elenco di risultati, a meno che sussistano ragioni partico-lari, come il ruolo ricoperto da tale persona nella vita pubblica, giustificanti un interesse preminente del pubblico ad avere accesso a dette informazioni. La Corte precisa infine che la persona interessata può rivolgere l’istanza di cancellazione direttamente al gestore del motore di ricerca, che deve in tal caso procedere al debito esame della sua fondatezza. Qualora il gestore non dia seguito a tale istanza, la persona interessata può adire l’autorità di controllo o l’autorità giudiziaria affinché queste effettuino le verifiche necessarie e ordinino l’adozione di misure precise conseguenti.
Riconoscimento e possibilità di esercitare il diritto all’oblio. Al di là della sintesi sopra riportata, il presente contributo non vuole essere una disamina delle implicazioni della sentenza, quanto piuttosto mira a prendere spunto da questo caso per approfondire il quadro delle regole in Italia su uno degli aspetti poco considerati dai primi commentatori della sentenza: il riconoscimento e l’effettiva possibilità pratica di esercitare il cosiddetto “diritto all’oblio” su Internet e in generale sulle reti di comunicazione elettronica. Ma, per questo, rinnoviamo l’appuntamento all’edizione di domani…