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decreto coronavirus | 23 Aprile 2020

COVID-19, linee guida dell’EDPB per il trattamento dati e la geolocalizzazione

di La Redazione

Il Comitato europeo per la protezione dei dati ha adottato due linee guida: una sul trattamento di dati relativi alla salute per finalità di ricerca nel contesto dell’emergenza legata al COVID-19, e l’altra sull’utilizzo della geolocalizzazione e di altri strumenti di tracciamento nel contesto dell’emergenza legata sempre al virus.  

Le linee giuda sono state adottate in occasione della 23esima sessione plenaria (EDPB).

 

Linee-guida sul trattamento di dati relativi alla salute per finalità di ricerca nel contesto dell’emergenza legata al COVID-19. Queste hanno lo scopo di far luce sulle questioni giuridiche più pressanti in merito all’utilizzo di dati relativi alla salute: in particolare, la base giuridica del trattamento, i trattamenti ulteriori di dati relativi alla salute per finalità di ricerca scientifica, la messa in atto di adeguate garanzie e l’esercizio dei diritti degli interessati.
Si chiarisce come il RGPD contenga numerose disposizioni in merito al trattamento dei dati relativi alla salute per finalità di ricerca scientifica, che trovano applicazione anche nel contesto della pandemia, soprattutto per quanto riguarda il requisito del consenso e le norme nazionali rispettivamente applicabili.

 

Linee-guida sulla geolocalizzazione e altri strumenti di tracciamento nel contesto dell’emergenza legata al COVID-19. Esse vogliono chiarire, invece, le condizioni e principi da rispettare ai fini di un impiego proporzionato degli strumenti che utilizzano i dati di localizzazione e il tracciamento dei contatti, in rapporto a due ambiti specifici: «utilizzo dei dati di localizzazione a supporto della risposta alla pandemia tramite la definizione di modelli della diffusione del virus, al fine di valutare l’efficacia complessiva di misure di isolamento e quarantena; e utilizzo del tracciamento dei contatti per informare le persone che sono probabilmente entrate in contatto ravvicinato con soggetti successivamente confermati positivi, al fine di interrompere tempestivamente la trasmissione del contagio».
La Presidente del Comitato ha poi aggiunto: «le app non potranno mai sostituire il personale medico e sanitario. Dati e tecnologie sono strumenti importanti, ma dobbiamo ricordare che hanno limiti intrinseci. Le app possono solo integrare l’efficacia di misure di salute pubblica e la dedizione degli operatori sanitari, che sono necessarie per contrastare il COVID-19. In ogni caso, non si può chiedere alle persone di scegliere fra una risposta efficace alla crisi e la tutela di diritti fondamentali».

 

 

 

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