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whistleblowing | 27 Marzo 2020

Whistleblowing, le linee guida dell’ANAC non sono vincolanti per le pubbliche amministrazioni

di La Redazione

Per la prima sezione del Consiglio di Stato le linee guida dell’ANAC in materia di whistleblowing nel settore pubblico, ex art. 1, comma 5, l. n. 179/2017, non hanno carattere vincolante per le P.A., le quali devono comunque continuare a motivare eventuali diverse scelte.  

(Consiglio di Stato, sez. I, parere n. 615/20; depositata il 24 marzo)

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con il parere n.615, reso lo scorso 24 marzo.

 

Whistleblowing. Per il Consiglio di Stato le linee guida dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) in materia di whistleblowing nel settore pubblico, ex art. 1, comma 5, l. n. 179/2017, non hanno carattere vincolante per le pubbliche amministrazioni, le quali devono comunque motivare eventuali diverse scelte.
Infatti, per la prima sezione del Consiglio di Stato, l’art. 54-bis d.lgs. n. 165/2001, dispone un elenco delle pubbliche amministrazioni che non coincide con quello per l’applicazione della l. n. 190/2012 (legge anticorruzione). Questo si riflette in particolar modo sull’applicabilità delle suddette linee guida agli ordini professionali, alle autorità amministrative indipendenti e alle società a controllo pubblico.
Con riferimento, invece, all’ambito oggettivo di applicazione e all’individuazione delle condotte illecite, l’estensione da parte dell’ANAC alle fattispecie che possano costituire un ambiente favorevole alla commissione di fatti corruttivi in senso proprio, senza che esse configurino forme di illecito, non è facilmente riconducibile alla normativa in materia.
La gestione delle segnalazioni nelle pubbliche amministrazioni può essere fatta anche attraverso l’individuazione di alcuni ruoli da assegnare agli utenti del sistema, coma ad esempio al custode delle identità, non previsto in modo espresso dalla legge.
Ebbene – prosegue il Consiglio di Stato – nelle procedure ANAC di gestione delle segnalazioni di condotte illecite e delle comunicazioni di misure ritorsive, « possono essere legittimamente considerate anche le comunicazioni di misure ritorsive che provengano da soggetti diversi rispetto al segnalante o alle organizzazioni sindacali. Inoltre, solo una volta passata in giudicato, la sentenza sulla colpevolezza o meno del dipendente che abbia effettuato una segnalazione e sia stato sottoposto a procedimento penale potrà influire sulla valutazione di ANAC circa il carattere ritorsivo della misura nei confronti del dipendente medesimo».