POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
mercoledì 03 giugno 2020
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
AMMINISTRATIVO

decreto coronavirus | 17 Marzo 2020

Decreti anti-COVID 19: tempi difficili per i nostri amici a quattro zampe

di Paolo Grillo - Avvocato penalista

Nemmeno in tempi di emergenza sanitaria il nostro beneamato Paese ha saputo rinunciare alla propria vocazione burocratica: per chi, nonostante l’invito a restare a casa, dovesse avere necessità di uscirne è indispensabile un’autocertificazione.  

Il modulo, disponibile online, deve essere portato con sé anche da chi si sposta a piedi, benché – secondo alcune fonti interpretative (moltiplicatesi come i funghi sull’onda emozionale della situazione emergenziale venutasi a creare) – dovrebbe essere sufficiente esporre oralmente le ragioni del proprio spostamento alle Forze dell’Ordine incaricate dei controlli. Nel complesso dei vari decreti anti-diffusione del coronavirus si è contemplata la necessità di dover accudire i propri amici a quattro zampe: prova ne sia che dal novero delle attività commerciali attualmente costrette alla chiusura sfuggono gli esercizi commerciali specializzati nella vendita di cibo e prodotti per animali. Se il rifornimento dei viveri – anche per i quadrupedi – non è quindi un problema, diamo uno sguardo alla loro assistenza sanitaria.
Andare dal veterinario, anche semplicemente per un controllo, rientrava fino a poco tempo fa nella routine. Oggi non è così: la regola generale possiamo trarla osservando quanto previsto per gli uomini. I veterinari non chiudono, tutt’altro. Ma il principio di base è sempre lo stesso: le prestazioni non urgenti, quindi rinviabili, devono essere rimandate a tempi migliori. Sarà sempre possibile interpellare telefonicamente il veterinario per ricevere consigli anche terapeutici. Per le situazioni di obiettiva urgenza-emergenza, invece, ci si potrà recare negli ambulatori veterinari, magari dopo avere avuto l’accortezza di concordare un appuntamento in modo da non accavallarsi con altri clienti ed evitare, così, di formare assembramenti nelle sale di attesa.
Altro problema quotidiano è quello, variamente affrontato sul web, della possibilità di uscire di casa per portare a passeggio il cane e consentirgli di fare i propri bisogni (oltre che un po’ di movimento). Anche in questo caso, autocertificazione a parte, è necessario fare uso del buon senso: certamente consentita la breve passeggiata per lo sgamba mento e per far sì che l’animale trovi la propria “ispirazione” fisiologica, comportamento da classificare tra le esigenze indifferibili, contemplate in tutti i decreti emergenziali fino ad oggi entrati in vigore. Naturalmente, non sarà lecito sfruttare furbescamente questa possibilità per circolare senza limiti né reali necessità: insomma, avere un cane al guinzaglio non equivale a possedere un lasciapassare per incontrarsi con gli amici o gironzolare in lungo e in largo per le città.
Ipotesi altrettanto frequente è quella di chi si dedica all’accudimento di animali non propri: randagi, colonie feline, eccetera. Le associazioni animaliste hanno un organico di volontari più o meno ufficialmente inseriti nel loro contesto e, con le dovute precauzioni, dovrebbero poter continuare a svolgere la propria attività “in sicurezza”, osservando la distanza minima interpersonale e spostandosi soltanto per distribuire il cibo.
Altrettanto ricorrente è il caso di chi possiede animali, più spesso cani, stabilmente collocati all’interno di seconde case, ville, eccetera. Ci si può spostare per portare loro da mangiare? Formalismi a parte, anche in questo caso occorre tenere presente lo spirito della normativa emergenziale: limitare la circolazione e ridurre le occasioni di socialità serve ad impedire o rallentare il contagio. Quindi, in difetto di una norma espressa, si ritiene che risulti possibile rifornire di cibo il cane che si trova in un villino fuori città nel momento in cui non vi è alcuno che “in loco” possa provvedervi senza spostarsi da un Comune all’altro. Anche in questo caso occorrerà documentare il tragitto che, secondo una logica prudenziale, dovrà essere compiuto seguendo il percorso più breve e limitandolo al tempo strettamente necessario per assolvere l’incombenza. Per le gite fuori porta verranno certamente tempi migliori.
Assai spinoso è il caso di chi si trova in quarantena, o risulta contagiato e deve permanere in isolamento domiciliare: in questa ipotesi le esigenze di tutela della salute pubblica non dovrebbero certamente consentire al soggetto di uscire di casa per condurre a spasso il cane: un po’ di carta assorbente e il disinfettante per ambienti porrà rimedio alle esigenze fisiologiche dell’animale che – per una volta tanto – potranno essere soddisfatte violando impunemente tappeti e pavimenti senza subire alcuna reprimenda.

 

Clicca qui per consultare la sezione dedicata al decreto Coronavirus