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decreto coronavirus | 03 Marzo 2020

Coronavirus: l’ammonimento del Garante Privacy sulla raccolta dei dati

di La Redazione

«Soggetti pubblici e privati devono attenersi alle indicazioni del Ministero della salute e delle istituzioni competenti». Lo ha precisato il Garante Privacy rispondendo ai numerosi quesiti ricevuti da soggetti pubblici e privati in merito alla possibilità di raccogliere, all’atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di sintomi da Coronavirus e gli ultimi spostamenti.

Nell’ottica di prevenzione del contagio da Coronavirus, diversi soggetti pubblici e privati, nonché vari datori di lavoro, hanno chiesto al Garante informazioni in merito alla possibilità di raccogliere, all’atto della registrazione di visitatori e utenti, informazioni circa la presenza di eventuali sintomi e gli ultimi spostamenti, anche tramite un’eventuale autodichiarazione.

 

Previsioni normative. Il Garante ha sottolineato che, secondo la normativa d’urgenza adottata dal Governo, «chiunque negli ultimi 14 gg abbia soggiornato nelle zone a rischio epidemiologico, nonché nei comuni individuati dalle più recenti disposizioni normative, debba comunicarlo alla azienda sanitaria territoriale, anche per il tramite del medico di base».

 

Informazioni sui luoghi di lavoro. I datori di lavoro devono invece «astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa. La finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus deve infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato». In ogni caso, resta fermo l’obbligo per il lavoratore di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il datore di lavoro «può invitare i propri dipendenti a fare, ove necessario, tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche  predisponendo canali dedicati; permangono altresì i compiti del datore di lavoro relativi alla necessità di comunicare agli organi preposti l’eventuale variazione del rischio “biologico” derivante dal Coronavirus per la salute sul posto di lavoro e gli altri adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori per il tramite del medico competente, come, ad esempio, la possibilità di sottoporre a una visita straordinaria i lavoratori più esposti».
L’unico canale ufficiale per l’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e agli spostamenti individuale è quello attivato dagli operatori sanitari e dalla protezione civile.
In conclusione, il Garante «accogliendo l’invito delle istituzioni competenti a un necessario coordinamento sul territorio nazionale delle misure in materia di Coronavirus, invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e  dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti».