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privacy | 07 Febbraio 2020

Censimento permanente, albo pretorio online e salute: ecco i pareri del Garante Privacy

di La Redazione

Con l’ultima newsletter il Garante Privacy ha dato l’ok al censimento permanente Istat, adottando però più tutela per i dati personali; ha sanzionato un Comune per 10mila euro per aver pubblicato sull’albo pretorio online i dati relativi alle condizioni di salute di un cittadino; ed infine ha ammonito una Provincia per aver inviato una mail con più indirizzi in chiaro, rivolta a genitori di bambini non in regola con l’obbligo delle vaccinazioni.  

Censimento permanente Istat. Il Garante Privacy ha confermato che l’Ista potrà procedere con i trattamenti necessari alla realizzazione del censimento permanente, ma dovrà adottare più tutele per le informazioni raccolte.
Il Garante, analizzato il nuovo Piano generale di censimento (Pgc), autorizza l’Istituto nazionale di statistica a procedere con l’elaborazione dei dati raccolti. In particolare, l’Autorità ritiene che «l’Istat debba adeguare il metodo scelto per la pseudonimizzazione dei dati personali, ovvero quelle tecniche usate per il mascheramento o per la limitazione dell’uso improprio dell’identità delle persone».

 

GDPR e albo pretorio online comunale. L’Autorità ha sanzionato un Comune con una multa di 10mila euro ai sensi del nuovo GDPR per aver pubblicato sul proprio albo pretorio una determina dirigenziale che riportava una grave patologia di un cittadino.
I Comuni, spiega il Garante, prima di pubblicare documenti sull’albo pretorio online, devono accertarsi che siano oscurate tutte le informazioni che non possono essere diffuse, in particolare i dati sulla salute di una persona.

 

Obbligo di vaccinazione e mail inviata a più destinatari. Infine, il Garante Privacy ha sanzionato una Provincia per aver inviato una mail destinata contemporaneamente e con gli indirizzi in chiaro a 16 genitori di bambini non in regola con l’obbligo di vaccinazione. Poiché si tratta di dati relativi alla salute, la Provincia è incorsa in un illecito ed avrebbe dovuto mandare a ciascun destinatario una mail a sé oppure utilizzare lo strumento della conoscenza nascosta (ccn) per rendere ogni indirizzo di posta riservato.