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libertà di religione | 06 Dicembre 2019

Libertà di culto: la Costituzione tutela anche il diritto di disporre di spazi adeguati

di La Redazione

In tema di disciplina dell’uso del territorio, il legislatore non deve trascurare la necessità di dare risposta al diritto di disporre di spazi adeguati per poter concretamente esercitare la libertà di religione, diritto compreso nelle garanzie di cui all’art. 19 Cost..

(Corte Costituzionale, sentenza n. 254/19; depositata il 5 dicembre)

Libertà religiosa e diritto di disporre di spazi adeguati. Con la sentenza n. 254/19, la Corte Costituzionale ha accolto le questioni sollevate dal TAR Lombardia in merito alla normativa circa la localizzazione dei luoghi di culto introdotta dalla legge regionale n. 2/2015. La sentenza sottolinea che «la libertà religiosa garantita dall’articolo 19 della Costituzione comprende anche la libertà di culto e, con essa, il diritto di disporre di spazi adeguati per poterla concretamente esercitare. Pertanto, quando disciplina l’uso del territorio, il legislatore deve tener conto della necessità di dare risposta a questa esigenza e non può comunque ostacolare l’insediamento di attrezzature religiose».

 

La normativa censurata. Sulla base di tale premessa, è stata dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 72, comma 2, l. regionale n. 12/2005 che poneva come condizione per l’apertura di qualsiasi nuovo luogo di culto l’esistenza del piano per le attrezzature religiose. Sul punto, la Corte ha sottolineato il carattere assoluto della norma destinata a tutte le nuove attrezzatture religiose a prescindere dal loro impatto urbanistico e al regime differenziato irragionevolmente riservato rispetto alle altre opere di urbanizzazione secondaria.
Il comma 5 del medesimo art. 72 cit., anch’esso travolto dalla dichiarazione di incostituzionalità, richiedeva che il piano per le attrezzatture religiose fosse adottato unitamente al piano di governo del territorio. Tale contestualità, oltre al carattere discrezionale del potere dei comuni di procedere alla formazione del PGT, «rendevano assolutamente incerta e aleatoria la possibilità di realizzare nuovi luoghi di culto».
In conclusione, le disposizioni censurate finivano per creare una «forte compressione della libertà religiosa senza che a ciò corrispondesse alcun reale interesse di buon governo del territorio».