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AMMINISTRATIVO

tutela dei consumatori | 12 Settembre 2017

Costi di recesso illegittimi: il TAR Lazio conferma la sanzione a carico di Sky

La società ha impugnato dinanzi al TAR Lazio la delibera con cui era stata sanzionata dall’AGCOM per la violazione della disciplina a tutela dei consumatori che consente il recesso ad nutum nei contratti per adesione.

(TAR Lazio, sez. III ter, sentenza n. 9643/17; depositata l’8 settembre)

Dopo essere stata sanzionata dall’AGCOM per violazione dell’art. 1, comma 3, l. n. 40/2007 in tema di costi di recesso, la società Sky Italia ha proposto ricorso al TAR Lazio. Ma i giudici amministrativi (sentenza n. 9643/17 depositata l’8 agosto) hanno confermato la decisione dell’Autorità.
Sotto la lente dall’AGCOM era finita una delle clausole delle condizioni generali di abbonamento applicate d Sky che prevedeva una «disciplina del recesso anticipato basata su meccanismi ritenuti “deterrenti e penalizzanti”», sanzionata con la sanzione pecuniaria di 348.000,00 euro.

Recesso. L’Autorità ha riscontrato la violazione dell’art. 1, comma 3, citato e relativo al recesso ad nutum, norma «volta a favorire, nei contratti per adesione, l’abbattimento di barriere all’uscita del contraente debole», avendo la società introdotto de facto «vincoli temporali e oneri estranei al recesso anticipato che hanno finito per sussidiare le infrastrutture di accesso a favore dei soli abbonati non recedenti o recedenti alla scadenza contrattuale. Tale modello di pricing ha dunque fatto del recesso uno strumento con effetti fidelizzanti, risultando quindi in tal modo non solo violata, ma altresì strumentalizzata e piegata ai meri interessi dell’azienda, in sede applicativa, una norma volta ad ottenere l’effetto contrario, e cioè quello di neutralizzare l’effetto di lock-in dell’abbonato che sarebbe stato prodotto da un recesso ingiustificatamente oneroso».

Gravità. Il TAR conferma anche la valutazione di gravità della violazione in quanto fortemente lesiva dei beni tutelati dalla norma violata proprio per la previsione di una «disciplina disincentivante e penalizzante l’esercizio del recesso ad nutum, che addebitava oneri non giustificati di recesso solo all’abbonato che recedeva anticipatamente».