Utilizzando il nostro sito web, si acconsente all'uso dei cookie
anche di terze parti.


Modifica l'impostazione dei cookie

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
sabato 19 agosto 2017
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
AMMINISTRATIVO

diritto di accesso | 07 Agosto 2017

Gli atti oggetto d’indagini penali in corso sono sempre inaccessibili perché segretati?

di Giulia Milizia

La sentenza annotata ha il pregio di fare chiarezza sulle ipotesi in cui, in questi casi, è opponibile o meno il segreto istruttorio per negare l’accesso agli atti: non saranno accessibili quelli compiuti su delega dell’autorità giudiziaria e quelli che coincidono con le notitiae criminis, mentre non rientreranno nel divieto in oggetto i documenti di origine extraprocessuale acquisiti al procedimento e non compiuti dal PM o dalla PG.

(TAR Sicilia, sez. III – Catania, sentenza n. 1943/17; depositata il 25 luglio)

E’ quanto sancito dal TAR Catania n.1943 del 25/5/17.

Il caso. Una ditta, unica partecipante ad una gara di appalto per i servizi di «cattura, ricovero, adozione e mantenimento in vita di cani randagi anche traumatizzati catturati nel territorio comunale per un periodo di 32 giorni» era successivamente esclusa dalla gara per asserite gravi inadempienze nello svolgimento del servizio. Chiedeva accesso agli atti della delibera di esclusione, ma gli era rifiutato perché i documenti richiesti erano oggetto d’indagine penale in corso, perciò segretati. Impugnò il rifiuto e chiese la condanna dell’ente per i danni da mancata aggiudicazione. Il TAR lo ha accolto parzialmente: è inammissibile la richiesta d’indennizzo dato che non è stata impugnata l’esclusione dalla gara.

Quando è opponibile il segreto istruttorio? La prassi costante e concorde evidenzia che l’esistenza di un’indagine penale pendente non implica ipso iure l’inaccessibilità degli atti o dei provvedimenti connessi all’oggetto della stessa: saranno inaccessibili solo quelli coperti da segreto istruttorio e per i quali è stato disposto il sequestro (TAR Catania 229/17 e TAR Lecce 2231/14). Più precisamente ai sensi dell’art. 329 cpp nei procedimenti penali risultano coperti dall’onere di segreto istruttorio solo gli atti compiuti dal PM e dalla PG (ipotesi ribadita dall’art. 24, comma 6, lett. d) L. n. 241/90 sui casi di divieto di accesso agli atti), mentre quelli «posti in essere da una pubblica amministrazione nell'ambito della sua attività istituzionale sono atti amministrativi, anche se riguardanti lo svolgimento di attività di vigilanza, controllo e di accertamento di illeciti e rimangono tali pur dopo l'inoltro di una denunzia all'autorità giudiziaria; tali atti, dunque, restano nella disponibilità dell'amministrazione fintanto che non intervenga uno specifico provvedimento di sequestro da parte dell'A.G., cosicché non può legittimamente impedirsi, nei loro confronti, l'accesso garantito all'interessato dall'art. 22, 1. 7 agosto 1990 n. 241, non ricorrendo alcuna delle ipotesi di cui all'art. 24, 1. n. 241/1990». Concordando con quella della S.C., la prassi amministrativa chiarisce che la mera trasmissione degli atti al vaglio della magistratura penale, in assenza di un atto di sequestro, non comporta che gli stessi siano coperti da segreto, sì che l’accesso non può essere né negato né differito (Tar Bari 287/11, Campania 38/95 e CDS 1170/96). Ciò è stato ribadito dalla Cass. pen. 13494/11 che «nell’individuare gli atti e i documenti coperti dal segreto ex art. 329 c.p.p., per i quali vige il divieto di pubblicazione di cui all’art. 114 c.p.p., ha puntualizzato che non rientrano nel divieto in oggetto i documenti di origine extraprocessuale acquisiti al procedimento e non compiuti dal P.M. o dalla P.G.». Infatti ammettere il divieto di accesso per atti connessi a denunce comporterebbe l’arbitraria esclusione di intere categorie di documenti sì da essere in netto contrasto, alterandole, con le norme di rango primario che regolano la materia. In sintesi nell’escludere che ogni denuncia presentata dalla PA all’AG sia inaccessibile, si chiarisce che, in questi casi, «ai fini della valutazione dell’ammissibilità o meno dell’istanza ostensiva, debbano distinguersi tre ipotesi: a) quella in cui gli atti siano stati delegati dall’Autorità giudiziaria, nel qual caso l’ostensione non sarà possibile; b) quella in cui gli atti coincidano con le notitiae criminis poste in essere dagli organi comunali nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria ad essi attribuite specificamente dall’ordinamento, nel qual caso, parimenti, l’ostensione non è possibile; c) quella in cui, infine, ci si trovi dinanzi ad atti di indagine e di accertamento, se del caso tradottisi in denunce all’Autorità giudiziaria, non compiuti dagli organi comunali nell’esercizio di funzioni di P.G., bensì nell’esercizio delle proprie istituzionali funzioni amministrative, nel qual caso non sussistono, per la giurisprudenza in esame, impedimenti ad ammettere l’accesso su tali atti» (CDS 547/13 e 6117/08 e TAR Latina 17/14). Nella fattispecie essendo atti di origine extraprocessuale il rifiuto opposto, per quanto sopra esplicato, era illegittimo.