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trattamento dati personali | 31 Marzo 2015

Richiesta di oblio, il Garante privacy mette il diritto di cronaca sull’altro piatto della bilancia

Il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che gli utenti non possono chiedere a Google la cancellazione dai risultati di ricerca di una notizia che li riguardi, se l’argomento riguarda un fatto recente e di notevole interesse pubblico. Il diritto all’oblio deve essere bilanciato con il diritto di cronaca.

 

Queste sono le indicazioni fornite dal Garante della Privacy nella newsletter n. 400 del 31 marzo 2015.
Diritto all’oblio, ma con delle limitazioni. Innanzitutto, l’Authority si è espressa in materia di diritto all’oblio, statuendo che gli utenti non possano ottenere da Google la cancellazione dai risultati di ricerca di una notizia che li riguardi, se si tratta di un fatto recente e di rilevante interesse pubblico. A bilanciare il diritto all’oblio, infatti, c’è il diritto di cronaca.
Questa è la motivazione con cui il Garante ha respinto il ricorso di una persona che aveva contestato al motore di ricerca di non aver voluto deindicizzare un articolo che riferiva di un’inchiesta giudiziaria in cui era indagata. Secondo il ricorrente, doveva essere cancellato il riferimento all’articolo, ritenendo che il testo fosse fuorviante e pregiudizievole.
Tuttavia, la notizia in questione era molto recente e, «soprattutto», di sicuro interesse pubblico, in quanto riguardava un’importante indagine giudiziaria, in cui erano coinvolte numerose persone, anche se in ambito locale. Inoltre, viene sottolineato, i dati personali erano stati trattati nel rispetto del principio di essenzialità dell’informazione. Perciò, nessun blocco del trattamento dei dati personali, non facendo associare nei risultati delle ricerche il nominativo all’articolo contestato. Se il soggetto ritiene non veritiere le notizie che lo riguardano, potrà chiedere all’editore l’aggiornamento, la rettificazione e l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo.
Il Garante della Privacy ha colto anche l’occasione per affrontare la questione «della coerenza con i testi originali scansionati dal motore stesso dei cosiddetti “snippet”, ovvero le sintesi automatiche generate da Google e poste a corredo dei risultati di ricerca».
Lo stesso ricorrente, infatti, aveva chiesto, in alternativa alla deindicizzazione, la cancellazione o la modifica dello snippet che compariva sotto il link all’articolo, poiché a suo avviso associava il suo nominativo a reati più gravi rispetto a quelli per i quali era indagato. L’Authority concordava con questa interpretazione, potendo l’abstract proposto effettivamente risultare fuorviante, non essendo in linea con la narrazione dei fatti riportati nell’articolo. La richiesta veniva comunque autonomamente accolta dalla società, che ha quindi provveduto all’eliminazione del riassunto generato dal proprio algoritmo.
Conservazione più lunga delle immagini. Inoltre, il Garante ha dato il proprio assenso alla possibilità per una multinazionale farmaceutica di conservare fino a 60 giorni «le immagini riprese dal sistema di videosorveglianza presso uno dei suoi stabilimenti di produzione nel caso in cui si riscontrino anomalie durante una particolare fase di riempimento in ambiente asettico dei flaconi (attività cosiddetta di Mediafill) utilizzati nella produzione di cefalosporine iniettabili». In questo modo, sarà possibile rivedere le operazioni in caso di esito non conforme delle prove ed identificare l’operazione che ne ha determinato la non conformità.
Queste immagini, che dovranno essere limitate il più possibile alle inquadrature delle mani, non potranno essere utilizzate per la contestazione di illeciti disciplinari.
Monete false. Infine, l’Authority ha dato il via libera anche allo schema di decreto del MEF che disciplina il controllo dell’autenticità delle monete in euro e la loro idoneità alla circolazione. Viene attribuito ai “gestori del contante” (ad es., istituti di credito, cambiavalute, soggetti che svolgono attività di custodia e trasporto di denaro contante) il compito di verificare l’integrità e lo stato di conservazione delle monete allo scopo di individuare quelle false e quelle non idonee alla circolazione. I gestori, inoltre, devono ritirare gli euro sospetti o deteriorati e inviarli all’autorità competente, il Cnac (Centro Nazionale di Analisi delle monete). I gestori dovranno informare chiaramente le persone che presentando le monete, avvisandoli del fatto che i loro dati personali verranno trasmessi al Cnac insieme alle altre informazioni raccolte al momento del ritiro degli euro sospetti.