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AMMINISTRATIVO

Arretrato civile, mediazione, geografia giudiziaria | 25 Febbraio 2013

La giustizia e il Governo che verrà ...

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

  Tra poco sapremo chi sarà nominato nuovo Presidente del Consiglio e, se la prassi verrà confermata, anche le priorità che il nuovo Governo riterrà di perseguire nei suoi primi 100 giorni di attività. Ma tra le priorità, magari non tutte idonee ad essere risolte in così breve tempo, sicuramente rientreranno quelle in materia di giustizia civile e penale nella direzione dell’efficienza del processo sia dal punto di vista ordinamentale che dal punto di vista più prettamente processuale.  

 

E ciò nonostante che molti dei programmi elettorali non avessero approfondito granché degli aspetti della giustizia, altri avessero puntato molto sulla riforma del processo penale e veramente pochi (anzi a dire la verità uno soltanto) avesse dedicato un approfondimento alla giustizia civile e penale con alcune proposte specifiche.
Siamo, quindi, nel complesso lontano dalla competizione elettorale del 1994 ove le forze politiche avevano dedicato complessivamente un buon approfondimento ai temi della giustizia, tanto a destra quanto a sinistra. Senonché, la giustizia non potrà essere certamente un tema di secondo piano nonostante l’attenzione sia (stata e sarà) rivolta ai temi dell’economia: non soltanto, speriamo, con riferimento al contenimento della spesa pubblica ma anche, e soprattutto, in stretta connessione con lo sviluppo del sistema Paese.
Una giustizia dissestata. Peraltro, già rimanendo ad una visione della giustizia strettamente legata a doppia mandata ai temi economici (la giustizia come servizio pubblico, infatti, ha un “costo”, ma deve anche garantire risultati efficienti). Del resto gli impietosi rapporti Doing Business, pure richiamati dalla Banca d’Italia, e le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, ci consegnano una giustizia civile (dai tempi biblici) e una giustizia penale (con problemi strutturali specialmente nella fase esecutiva custodiale) al fondo delle classifiche internazionali.
Diventa difficile, quindi, rilanciare l’economia senza puntare su alcuni aspetti fondamentali della giustizia ed in particolare, per quel che qui vogliamo approfondire, della giustizia civile.
Lavori in corso e opere da progettare. Ecco allora che il difficile compito che attende il futuro esecutivo dovrà fare i conti con quanto già fatto o iniziato dai precedenti esecutivi della passata legislatura, ma soprattutto dovrà mettere in cantiere qualche riforma processuale (e già soltanto dire riforma processuale viene un po’ d’ansia per quel che si dirà tra poco!).
Da una parte, l’efficienza del paese potrà essere recuperata se l’investitore straniero (ma anche quello interno, ca va sans dire) potrà contare su un’amministrazione efficiente e trasparente (e qui la strada è già stata iniziata dalla legge c.d. anticorruzione), dall’altra parte se quella stessa amministrazione sarà in grado di onorare i propri debiti (mentre qui l’attuazione della direttiva contro i ritardati pagamenti della p.a. e la certificazione dei crediti verso la p.a. non possono che essere soltanto i primi passi verso una normalizzazione dei rapporti creditori – p.a.) e se l’esecuzione civile sarà efficiente (e non troppo limitata da piani di rientro, dissesto degli enti locali e commissariamenti vari a causa delle “sospensioni” delle procedure esecutive individuali).
Arretrato civile, mediazione e arbitrato. Ma i processi civili conoscono l’enorme problema dell’arretrato rispetto al quale alcune forze politiche – ma già la legge attuale – punta sulla creazione dell’ufficio del giudice e, taluno, a un potenziamento della giustizia onoraria.
Rispetto a questo, però, il Governo che verrà troverà in eredità una questione (o, se vogliamo, due) scottante e, cioè, che fare della mediazione civile e commerciale dopo la nota sentenza che dichiarò illegittima per eccesso di delega la c.d. mediazione obbligatoria: reintrodurre l’obbligatorietà (magari facendo tesoro del dibattito che si è sviluppato e modificando quel che c’è da modificare) oppure puntare tutto (mettendo però qualcosa sul piatto come incentivo) sulla mediazione facoltativa e sulla delegata che sembra stia piacendo molto ai giudici.
Dicevo due questioni perché il nuovo Governo dovrà decidere anche in ordine ad un’idea degli avvocati e che trova riscontro nella recentissima legge di riforma forense: valorizzare l’arbitrato con le camere arbitrali per allentare il carico di lavoro degli uffici civili.
Geografia giudiziaria da completare. Il vero nodo, però, sarà probabilmente quello di portare a termine la nuova geografia giudiziaria senza cedere a passi indietro (anche se leggendo qualche programma elettorale e tenendo conto di alcune impugnative pendenti al TAR e alla Consulta, nonché la fine ingloriosa del ridimensionamento delle province, il dubbio è lecito!).
Come accennato, infine, sarà opportuno – se non addirittura necessario – che l’esecutivo metta mano ad alcuni snodi processuali sui quali recentemente il legislatore è intervenuto a macchia di leopardo ponendo gravi dubbi agli interpreti e agli operatori che spesso si trovano in difficoltà a ricostruire quale sia, ad esempio, il regime processuale applicabile in sede di impugnazione di una sentenza. Le molte riforme processuali (che talvolta hanno anche ridisegnato il volto di alcuni istituti come ad esempio è avvenuto per l’appello civile) hanno, infatti, determinato una serie di disposizioni transitorie di difficile coordinamento. Ma v’è di più. L’ultimo tentativo che avrebbe dovuto essere “organico” e, cioè, il decreto legislativo sulla semplificazione dei riti (che non ha semplificato alcunché!) e l’istituzione del c.d. Tribunale delle imprese necessitano di opportune quanto urgenti modifiche per rendere veramente efficiente il processo civile.
Una giustizia digitale. L’unico settore della giustizia sulla quale, infine, sembra esserci una certa concordia (quanto meno sulla necessità di intervenire) è quello della giustizia digitale dove alcuni dati dimostrano come il ricorso alle nuove tecnologie garantisce risultati ottimali (si pensi ad esempio alle notificazioni) liberando anche cancellerie e ufficiali giudiziari da questi compiti (francamente sostituibili) potendo così assegnare loro diversi ed ulteriori compiti.
Ma già quanto abbiamo qui ricordato dimostra come il compito del futuro Ministro della Giustizia e del Governo in generale sia particolarmente delicato e ricco di sfide. Non ci resta, quindi, che aspettare il giuramento del nuovo Esecutivo.