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AMMINISTRATIVO

Geografia giudiziaria | 10 Gennaio 2013

Il Comune è limitato dai vincoli di finanza pubblica quando sceglie di mantenere un ufficio del giudice di pace soppresso

di Fabio Valerini - Avvocato cassazionista, Dottore di ricerca nell'Università di Roma Tor Vergata

  La nuova geografia giudiziaria disegnata dalla riforma Severino rappresenta uno degli strumenti per tentare di raggiungere la razionalizzazione e una maggiore efficienza della nostra macchina giudiziaria e per far recuperare a quest’ultima, oltre a tempi più ragionevoli, anche una migliore qualità del servizio reso a favore dell’utente finale.

(Corte Conti, sez. contr. Lombardia, parere n. 522/12; depositato il 12 dicembre)

 

Una riforma - quella contenuta nel d.lgs. 156/2012 - che, incidendo su un assetto storicamente radicato e che sembrava quasi intoccabile, ha inevitabilmente catalizzato - come avviene in questi casi non soltanto in Italia - le critiche di quanti hanno voluto difendere la presenza di un presidio della magistratura nel proprio territorio oppure un metodo di riorganizzazione non fondato esclusivamente su logiche di riduzione di spesa senza una riorganizzazione complessiva del sistema giustizia. Critiche che hanno accomunato, ad esempio, il Consiglio nazionale forense e l’Associazione nazionale comuni d’Italia pur consapevoli della necessità di procedere alla riduzione delle circoscrizioni giudiziarie, «ma in presenza di un’indagine dettagliata sui costi sostenuti per il servizio giustizia e di criteri programmatici per la determinazione delle spese».
Rivendicazioni talvolta accolte, come ad esempio è avvenuto con riferimento ad alcuni uffici di Procura, talvolta respinte come nel caso, ad esempio, alla soppressione di tutte le sezioni distaccate dei Tribunali (e sulle quali già pende una questione di legittimità costituzionale per effetto di un’ordinanza del Tribunale di Pinerolo) e all’accorpamento degli uffici dei giudici di pace.
Ed è proprio su quest’ultimo aspetto - quello dell’accorpamento degli uffici del giudice di pace - che è intervenuta la Corte dei Conti della Lombardia in un parere, il n. 522, reso nell’esercizio della sua funzione collaborativa con gli enti locali il 12 dicembre scorso.
Ed infatti, il legislatore della riforma, da un lato, ha previsto la riorganizzazione territoriale degli uffici del giudice di pace per contenere e, comunque, razionalizzare le spese incidenti sulla finanza pubblica statale.
Se il Comune vuole mantenere il GDP ... Dall’altro lato, però, a mio avviso in maniera del tutto condivisibile e opportuna, ha consentito di mantenere uffici del giudice di pace in quei Comuni che avessero deciso - da soli o in unione con altri comuni - di mantenere comunque uffici del giudice di pace sul proprio territorio.
Ma ciò ad una condizione fondamentale: che i Comuni ne sopportassero interamente le spese di funzionamento e, quindi, senza alcun onere da parte dello Stato.
Ond’è che spetta ai Comuni una scelta strategica di carattere assolutamente discrezionale (direi prettamente politica nel senso più nobile del termine) e, cioè, accollarsi l’onere di funzionamento dell’ufficio del giudice di pace pur di mantenerlo sul proprio territorio con effetti sul più comodo accesso alla c.d. giustizia di prossimità (sul qual concetto, però, occorrerebbe un meritato approfondimento) e sull’indotto economico.
... lo può fare a sue spese ... Ecco allora che una volta scelto di voler mantenere l’ufficio del giudice di pace, il Comune deve valutarne la fattibilità economica e non soltanto con riferimento al reperimento dei fondi necessari (questione certo non da poco).
Ed infatti, gli enti locali, oltre a dover operare in equilibrio di bilancio, sono altresì tenuti a concorrere ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’Unione europea (art. 119 Cost.) rispettando il patto di stabilità e contenendo le spese di personale.
Ecco allora che il Sindaco del Comune di Seregno, dopo aver dato il suo «assenso di massima al mantenimento dell'Ufficio del giudice di pace di Desio, sua circoscrizione di appartenenza», ha condizionato quell’assenso «alla possibilità che le spese di funzionamento e di erogazione del servizio, ivi incluso il fabbisogno di personale amministrativo» previste a suo carico siano escluse dal computo del Patto di stabilità e delle spese di personale del Comune.
... rispettando i vincoli di finanza pubblica. Secondo la sezione regionale per la Lombardia della Corte dei Conti quando il servizio giudiziario «viene sussunto nell’alveo dei servizi comunali, al pari di altri servizi pubblici erogati ai cittadini, quanto a funzionamento dell’ufficio e a fabbisogno di personale […] l’amministrazione comunale, oltre a doverne sopportare gli oneri economici a beneficio del Ministero competente, dovrà valutare l’impatto dei pagamenti (spesa corrente) con il rispetto del Patto di stabilità e con la disciplina vincolistica prevista in materia di personale, sia con riferimento al contenimento della medesima, sia con riferimento al personale amministrativo giudiziario utilizzato dall’ente locale per il mantenimento del servizio».
Del resto - osserva sempre la Corte dei Conti - nella legislazione non vi è alcuna norma che permette di derogare al rispetto del patto di stabilità e del contenimento delle spese di personale nel caso di mantenimento da parte di un comune di un ufficio del giudice di pace che insiste nel suo territorio, né tale scelta appartiene al Ministero.
Ne deriva l’affermazione di un principio - che a me pare assolutamente condivisibile e che dovrà essere tenuto presente dalle amministrazioni comunali - in base al quale «qualora l’amministrazione comunale, nell’esercizio della propria sfera di discrezionalità, si determini ad assumere il servizio giudiziario onorario, ne dovrà incondizionatamente sopportare gli oneri finanziari ad ogni effetto di legge (Patto di stabilità, equilibrio di parte corrente e vincoli di personale)».