POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
mercoledì 03 giugno 2020
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

carcere duro | 22 Maggio 2020

La Consulta fa cadere il divieto assoluto di scambio di oggetti tra detenuti in 41-bis

di La Redazione

La Consulta ha dichiarato incostituzionale il divieto legislativo di scambiare oggetti tra detenuti sottoposti al regime dell’art. 41-bis ord. pen. appartenenti al medesimo gruppo di socialità.  

(Corte Costituzionale, sentenza n. 97/20; depositata il 22 maggio)

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 97/20 depositata oggi, ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto legislativo di scambiare oggetti tra detenuti sottoposti al regime dell’art. 41-bis dell’ordinamento penitenziario appartenenti allo stesso gruppo di socialità.

 

È risaputo che i gruppi di socialità, formati da un massimo di quattro detenuti, hanno la finalità di conciliare due esigenze potenzialmente contrapposte, ossia quella di evitare che i detenuti più pericolosi possano mantenere i collegamenti con i membri dell’organizzazione criminale cui appartengono e quella di garantire agli stessi occasioni minimali di socialità.
A tal proposito, la Consulta ha rilevato che se il divieto di comunicare e scambiare oggetti tra detenuti assegnati a gruppi di socialità diversi è comprensibile, è tuttavia irragionevole estendere indiscriminatamente il divieto anche ai componenti del medesimo gruppo. Infatti, aggiunge la Corte, i detenuti appartenenti allo stesso gruppo di socialità, potendo già agevolmente comunicare in svariate occasioni, non hanno necessità di ricorrere a forme nascoste o criptiche di comunicazione, come ad esempio lo scambio di oggetti.
Pertanto, non accrescendo alcuna esigenza di sicurezza pubblica e impedendo quella minima modalità di socializzazione prevista, secondo la Corte, tale divieto diviene irragionevole e inutilmente afflittivo, oltre che in contrasto con gli artt. 3 e 27, comma 3, Cost..