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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

decreto coronavirus | 29 Aprile 2020

COVID-19: bocciata in Cassazione l’istanza di rinvio del processo per legittimo impedimento dell’avvocato

di La Redazione

La scelta prudente del difensore di rinunciare al trasferimento da Trieste a Roma in forza dell’ordinanza contenente le misure di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 adottata dalla Regione non è sufficiente per la Cassazione ad integrare il legittimo impedimento dell’avvocato a comparire in udienza.

(Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza n. 13129/20; depositata il 28 aprile)

Così con sentenza n. 13129/20 depositata il 28 aprile.

 

Istanza di rinvio del processo. Confermata la condanna dell’imputato per il reato di violenza sessuale su minore dalla Corte d’Appello di Trieste, il difensore proponeva ricorso per cassazione articolato in tre motivi. Tuttavia, prima dell’udienza, l’avvocato trasmetteva alla Corte la richiesta di rinvio del processo per legittimo impedimento, allegando copia dell’ordinanza adottata il 23 febbraio 2020 dal Ministero della Salute e dal Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia recante «misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19».
In particolare, l’avvocato affermava di trovarsi impossibilitato ad effettuare il viaggio da Gorizia a Roma proprio in forza della tutela del diritto alla salute.

 

È legittimo impedimento per COVID-19? Ebbene, la Corte di Cassazione non ha ritenuto l’istanza di rinvio meritevole di accoglimento. Infatti, dall’ordinanza allegata dal difensore, i Giudici hanno rilevato che, alla data di richiesta di rinvio, nella regione Friulia Venezia Giulia, non risultava ancora nessun caso di contagio da COVID-19, ma solo 25 casi accertati nella vicina regione Veneto. Le misure precauzionali adottate dall’ordinanza non incidevano neppure sulla trattazione di procedimenti giudiziari, sull’utilizzo dei mezzi di trasporto o sulla libertà di circolazione all’interno della regione o da questa verso zone non identificate dall’OMS come a rischio epidemiologico.
Inoltre, la Corte ricorda come in quel periodo non erano ancora state adottate restrizioni di alcun tipo nemmeno nella città di Roma e, dunque, l’udienza del procedimento in oggetto si era regolarmente tenuta, così come tutte le udienze programmate per altri procedimenti, con la partecipazione di numerosi avvocati provenienti da tutta Italia.
Pertanto, secondo la Cassazione, la scelta prudente del difensore di rinunciare allo spostamento da Trieste a Roma, senza alcun particolare motivo di salute di carattere personale o familiare, non è stata sufficiente ad integrare il legittimo impedimento a comparire in udienza ex art. 420-ter, comma 5, c.p.p..

 

 

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