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PENALE e PROCESSO

molestie telefoniche | 13 Febbraio 2018

Insidie telefoniche avanti tutta

di Gianluca Denora

Due fenomeni, una considerazione: lo strumento telefonico è insidioso e l’effettività del suon buon uso una chimera. Lo denuncia il giudice penale; la normativa consumeristica non riesce a fare molto meglio, nonostante il buon maquillage.  

Da alcuni giorni – scelgo il metodo induttivo – si è tornati a parlare di stalking e molestie telefoniche per effetto di una sentenza di sicuro impatto sulla fenomenologia dei “telefonisti/messaggisti” ad oltranza. Si tratta, a ben vedere, di un ever green. Piaccia o no, le sanzioni e lo stigma sociale esercitano una qualche deterrenza, o per lo meno questo si vuol pensare. Non ci vuole una persecuzione vera e propria, né un’insistenza smisurata, per attivare la giustizia penale; basta meno: Corte di Cassazione, sez. I Penale, sentenza n. 6064/18; depositata l’8 febbraio, sul Quotidiano del 9 febbraio 2018, con nota di Capitani, Anche una sola telefonata può integrare il reato di molestie (volendo, a mia firma: Telefonate e messaggi: attenzione al (non) gradimento, sul Quotidiano del 29 settembre 2016; Two strikes and you’re out. Stalking e formula della seconda avance, sul Quotidiano del 20 novembre 2015).

Alcuni profili sono ben noti: cosa rende molesto un fenomeno, serve la diuturnitas? Evidentemente non in senso rigoroso. Il disagio della vittima è di certo insuscettibile di classificazioni e misurazioni aritmetiche, nondimeno il singolo potrebbe ritenersi (e/o dichiararsi) affetto da un disagio tutt’altro che verificabile, sicché il giudice deve affrancarsi da un’eccessiva subiettivazione, veicolo di arbitrio e di furbizia. I modelli astratti di riferimento possono consentire la selezione di fatti pregni di disvalore, nella felice commistione di modalità di per sé non inoffensive e di un riscontro sulla vittima. Sui libri, si legge di questo tema anche in termini di affidabilità dei modelli empirico-criminologici di riferimento, guida per legislatore e per giudice. Si è “costretti” a procede in questo modo per tutte quelle figure di reato che intaccano profili non patrimoniali, per le quali sarebbe devastante pensare una retrocessione indifferenziata del diritto penale.
Il secondo fenomeno è quello, semplificando, dei call center, recentemente riformato con coraggio da un legislatore (stranamente) attento a recepire un disagio diffuso, generalizzato, inevitabile pendant di un marketing dalle modalità intrusive, appunto moleste (volendo, a mia firma, Le molestie telefoniche e la scriminante (odiosa) delle esigenze pubblicitarie, sul Quotidiano del 1° settembre 2017).
Registro delle opposizioni, limitazioni varie, un’encomiabile obbligo di definizione univoca dei numeri adoperati dagli operatori commerciali che fanno telemarketing e l’obbligo concomitante di fornire un recapito di riferimento ai clienti che volessero riscontrare i contatti ricevuti (più o meno desiderati). La riforma è di attualità: La legge che introduce novità sul registro delle opposizioni è in Gazzetta Ufficiale, sul Quotidiano del 5 Febbraio 2018; spunti critici in Call center e registro delle opposizioni: nuove norme per una tutela più efficiente dalle chiamate non desiderate?, di F. Valerini, sul Quotidiano del 2 Gennaio 2018.

Purtroppo, il buon telefono non è ancora un obiettivo vicino. Tra le pieghe (piaghe?) della legge – il legislatore nostrano si avvale spesso di qualche interpolazione maldestra, al meno fantasiosa – si prevede la deroga al regime restrittivo per i «consensi prestati nell’ambito di specifici rapporti contrattuali in essere». Absit iniuria verbis, è proprio quello che abbiamo fatto fino ad ora, e che facciamo in ogni momento, perché assai di rado ci prendiamo cura di leggere pagine e pagine fitte e a caratteri minuscoli: una firma e via.
Diceva un cartone animato della mia infanzia: resta di stucco è un barbatrucco (i noti Barbapapà).
Uscito dalla finestra, il consenso fantasma, poco informato, fittizio, truffaldino, sempre presente nei contratti che ci propina qualsiasi venditore, rientra dalla porta, a tappeto rosso spiegato. Registro delle opposizioni? Ottima idea. Un buon proposito, tra quelli che lastricano le pareti dell’inferno.
Cosa aggiungere? Non si butta il bambino con l’acqua sporca, ma un poco di stanchezza/scoramento subentra. Buoni sì, fessi no: plaudire al legislatore non significa ignorare un trucchetto di pessimo gusto, sicuramente introdotto per compiacere qualche padrone.