POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - DOTT. A. GIUFFRÈ EDITORE S.p.A.

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
giovedì 21 giugno 2018
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
PENALE e PROCESSO

giustizia penale | 05 Settembre 2017

Via Arenula “giustifica” la rinnovazione dibattimentale per il processo della strage Rapido 904

Occorre tornare indietro nel tempo per ricordare la strage che nel 1984 colpì il treno Rapido 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano, il cui processo dovrà subire un rallentamento dovuto alla necessità di rinnovare l’istruttoria a causa del pensionamento del Presidente della Corte d’Appello. Nulla di imprevedibile e nulla di nuovo, afferma il Ministero della Giustizia, tale necessità discende da una consolidata giurisprudenza della CEDU.

Nell’ambito del processo per la strage del Rapido 904, avvenuta il 23 dicembre 1984 presso la Grande galleria dell’Appenino ai danni del treno Rapido n. 904, tratta Napoli-Milano, è giunta la notizia della decisione della Corte d’Appello di Firenze circa la necessità di rinnovare l’istruttoria a causa del pensionamento del Presidente della Corte.

Rinnovazione del dibattimento. In particolare, il Ministero della Giustizia, in una nota di ieri, 4 settembre 2017, ha affermato che la necessità di rinnovare il dibattimento deriva dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ampiamente recepita dalla Corte di Cassazione ancor prima della recente riforma penale, la quale ha solo adeguato la formulazione della norma. Pertanto, continua il Ministero, non può ritenersi un rallentamento imprevedibile del processo.