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PENALE e PROCESSO

autoriciclaggio | 19 Febbraio 2016

Il reato di autoriciclaggio passa per la prima volta al vaglio della Cassazione

di Nicola Mainieri - dirigente della Banca d’Italia (*)

Le prime pronunce delle Corti che hanno vagliato l’autoriciclaggio sono costituite da una decisione della Corte di Appello di Milano e dalla recentissima prima sentenza di legittimità sul nuovo reato, pronunciata dalla Corte di Cassazione.

Il nuovo reato di autoriciclaggio. L’autoriciclaggio, 648 ter1 del codice penale, è stato introdotto nel nostro Paese con la legge n. 186/14, con decorrenza dal 1° gennaio 2015. La norma punisce il riciclaggio compiuto dall’autore del reato presupposto. Pur se di non obbligatoria adozione, la norma era stata più volte raccomandata a livello sovranazionale (Fondo Monetario Internazionale/GAFI nel report 2006 sull’Italia, Gruppo di lavoro OCSE contro la corruzione dei pubblici ufficiali - rapporto sull’Italia 2011) e nazionale (per la Magistratura in primis il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti ed il Procuratore Francesco Greco). Il Governatore Ignazio Visco aveva sottolineato che «in molte occasioni la Banca d’Italia ha segnalato l’urgenza di introdurre nell’ordinamento il reato di auto-riciclaggio. In particolare, la definizione di un’adeguata fattispecie penale consentirebbe di punire efficacemente gli autori dei reati di evasione fiscale, truffa e corruzione i cui comportamenti in vario modo ostacolano l’individuazione della provenienza delittuosa del denaro».
In sostanza, con l’autoriciclaggio si è cercato di: a) limitare una lacuna nello jus puniendi superando la limitazione costituita dalla clausola di riserva del “Riciclaggio” 648 bis c.p. “fuori dai casi di concorso nel reato” che escludeva la punibilità sia dell’autore sia del concorrente nel reato presupposto b) disporre di uno strumento più efficace per colpire l’occultamento dei patrimoni illeciti c) fare da “volano” alla contemporanea regolarizzazione fiscale introdotta con la voluntary disclosure. La nuova norma penale era stata oggetto di dibattiti pluriennali, cosicché la formulazione definitiva ha indubbiamente risentito di soluzioni di compromesso che ne hanno - in parte - differenziato il tenore rispetto a quella del riciclaggio, trasferendo così all’interpretazione giurisprudenziale l’onere della soluzione di alcuni punti fortemente dubbi.

Le prime pronunce giurisprudenziali. Le prime pronunce delle Corti che hanno vagliato l’autoriciclaggio sono costituite da una decisione della Corte di Appello di Milano (n. 4920 del luglio 2015) e dalla recentissima prima sentenza di legittimità sul nuovo reato, pronunciata dalla Corte di Cassazione Sez. Seconda Penale, n. 3691, depositata il 27 gennaio 2016.
Si premette che entrambe affrontano questioni dove il reato presupposto appartiene alla categoria di quelli tributari, confermando la valutazione fatta sin dall’inizio da molti esperti secondo cui l’autoriciclaggio potrebbe spesso applicarsi a sottostanti reati fiscali. Non a caso, la recente Quarta Direttiva europea antiriciclaggio del maggio 2015, innovando su tutte le precedenti, stabilisce espressamente l’inclusione tra i reati presupposto di «tutti i reati, compresi i reati fiscali relativi a imposte dirette e indirette, quali specificati nel diritto nazionale, punibili con una pena superiore a un anno». Principio già contenuto - con portata innovativa - dalle Raccomandazioni del 2012 del GAFI di cui la IV Direttiva rappresenta appunto l’atto europeo di recepimento. Va perciò iscritto a merito del legislatore italiano l’aver precorso i tempi già nel 1993, mettendo a presupposto del 648 bis “ogni delitto non colposo”.
Inoltre, benché le due sentenze si occupino di aspetti legati alla successione della legge penale, le similitudini si fermano qui: la prima si esprime sulla retroattività o meno del nuovo reato, mentre la seconda si occupa del più delicato aspetto del tempo di commissione del reato presupposto dell’autoriciclaggio.

La Corte di Appello di Milano luglio 2015. Con la sentenza n. 4920 la Corte si pronunciava contro la decisione di primo grado che – per condotte precedenti il 1° gennaio 2015 - aveva statuito in tema di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti art. 2 d.lgs. n. 74/2000) e conseguente riciclaggio. Secondo il Tribunale andava condannato un imprenditore che avrebbe riciclato fondi riferibili ad una frode fiscale commessa anni prima dal padre, con la medesima azienda condotta ora dal figlio, facendoli rientrare in Italia (dai Paesi a fiscalità privilegiata in cui erano detenuti) con una serie di operazioni societarie.
La Corte smentisce le valutazioni fatte dal Tribunale sulla colpevolezza per riciclaggio in quanto l’imputato avrebbe in realtà concorso nel reato sottostante e – stante l’esplicita clausola di riserva “fuori dai casi di concorso nel reato” – non può essere chiamato perciò chiamato a rispondere (anche) per il riciclaggio. Sebbene ormai sia in vigore il nuovo reato, va da sé l’affermazione per cui l’imputato «va assolto per non aver commesso il fatto...in quanto autore di autoriciclaggio all’epoca non punibile ed oggi non perseguibile ex art. 2 c.p.».

L’autoriciclaggio e l’irretroattività della norma penale. Quid juris con riferimento ad un reato presupposto commesso ante l’introduzione della nuova norma sanzionatoria?
Non sussiste dubbio sulla non retroattività della nuova norma penale ricordata nel caso sottoposto alla Corte d’Appello di Milano. La questione - di rilievo - su cui però ha continuato a concentrarsi la dottrina è stata quella sul tempus commissi delicti in presenza di un nuovo reato che può avere come presupposti illeciti commessi prima della sua entrata in vigore.
Più specificamente:
a) ipotesi ante: dopo il 1° gennaio 2015 (data di entrata in vigore del 648 ter1) una condotta autoriciclatoria configura il nuovo reato anche se il delitto presupposto sia stato commesso prima della predetta data?
b) ipotesi post: l’autoriciclaggio è configurabile solo in presenza di reati presupposto, es. reati fiscali, corruzione etc., commessi dopo la predetta data?
Chi propendeva per la soluzione post considerava il reato da cui derivi il provento come integrativo del precetto penale e non come presupposto della condotta. Chi propendeva per la soluzione ante l’argomentava con riferimento al terzo comma del 648 “ricettazione” (con cui il riciclaggio 648 bis ha un rapporto di specialità) “le disposizioni di questo articolo si applicano anche l’autore del delitto, da cui il denaro o le cose provengono, non è imputabile o non è punibile ovvero quando manchi una condizione di procedibilità”. Ne deriverebbe che il reato da cui si generano i proventi non costituisca elemento integrativo ma solo presupposto della condotta.
Potrebbe definirsi pragmatica la considerazione a favore dell’ipotesi ante basata sul momento temporale di compimento della condotta auto-riciclatoria. Se ho commesso un reato in un periodo passato, occultandone i fondi entro il 31 dicembre 2014, non risponderò di autoriciclaggio non essendo allora punito l’autoriciclaggio. Se invece, dopo quella data, compio una condotta autoriciclatoria riconducibile al nuovo 648 ter 1, posso essere chiamato a risponderne anche se ho commesso il reato sottostante anteriormente alla data spartiacque.

La sentenza della Corte di Cassazione 3691 del 27 gennaio 2016. La Corte Suprema ha deciso sull’impugnazione avverso il Tribunale del Riesame di Como che confermava un sequestro di beni a carico di un indagato che – fermato al confine di Ponte Chiasso a bordo di un veicolo con un doppio fondo – veniva trovato in possesso, anche nella sua residenza, di grosse somme in contanti. I precedenti fermi in dogana con mazzette di banconote, i modesti redditi ufficiali e le rischiose modalità di trasferimento in Svizzera dei fondi, facevano ipotizzare la commissione di autoriciclaggio (attività di ostacolo dell’identificazione della provenienza dei fondi) con riferimento a redditi fiscalmente illeciti.
La Corte rigetta l’impugnazione del ricorrente e conferma il sequestro. In particolare la Corte si sofferma sul terzo punto di doglianza mirante ad escludere l’ipotesi dell’art. 648 ter1 c.p. «attesa l’irrilevanza della realizzazione, in epoca antecedente l’entrata in vigore di tale normativa, delle condotte…assunte ad ipotesi di reato presupposto». Ed ancora «impropriamente viene invocato il principio di irretroattività della norma penale…in relazione ad un reato, quale quello dell’autoriciclaggio, nel quale soltanto il reato presupposto si assume commesso in epoca antecedente l’entrata in vigore della l. n. 186/2014, ma quando lo stesso reato era già previsto dalla legge, mentre l’elemento materiale del reato di cui all’art. 648 ter1 risulta posto in essere…ben successivamente all’introduzione della predetta normativa».

Conclusioni. Chiamatasi per la prima volta ad esprimersi sul nuovo reato, la Cassazione si esprime subito su un tema importante e lo fa sposando in pieno  la teoria per cui il tempo di commissione del nuovo reato coincide con quello di commissione dell’attività riciclatoria, se successiva all’entrata in vigore della norma. Il reato presupposto ben può essere stato commesso in precedenza, indietro nel tempo.
Si può concordare con questa impostazione basata sulla temporalità della condotta di cui al 648 ter1 ma alcuni si chiedono quanto tempo indietro il reato presupposto possa essere stato commesso, anche in base a considerazioni di carattere costituzionali. Solo per restare in questo tema, sarà ancora interessante seguire la giurisprudenza con riferimento al compimento di una nuova condotta riciclatoria: ad es. se il soggetto ha ostacolato l’identificazione della provenienza del reato in epoca anteriore all’entrata in vigore del nuovo reato, quali caratteristiche dovranno avere nuove attività del genere per “riaprire” i tempi di commissione del nuovo reato?
La novità della norma, la sua formulazione, l’applicazione a molti di quei reati che non davano luogo al riciclaggio per via della predetta clausola di riserva, rendono le future pronunce della Corte in materia di grande interesse per chi è chiamato ad applicarle.

(*)Le opinioni espresse non impegnano in alcun modo l’Istituto di appartenenza