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Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

criminalità organizzata | 23 Luglio 2015

Il nuovo codice antimafia supera l’esame del CSM

  Nella delibera consiliare del 23 luglio 2015 il CSM ha formulato il parere, da trasmettere al Ministro della Giustizia, sul disegno di legge n. 1687 concernente le “misure volte a rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata e ai patrimoni illeciti”, di cui ne condivide l’approccio e le tecniche di intervento. 

 

Parere positivo del CSM. Il CSM apprezza l’approccio tematico del disegno di legge esaminato che evidenzia l’importanza centrale espressamente riconosciuta alla disciplina delle misure di prevenzione, soprattutto patrimoniali, in un frangente storico in cui le associazioni mafiose, pur non rinnegando la loro originaria matrice territoriale ed ambientale, hanno ormai varcato i confini nazionali e dimostrato una forte vocazione imprenditoriale, così palesando una più intensa pericolosità, non affrontabile in via esclusiva attraverso i tradizionali istituti del diritto penale.
Viene condivisa anche la scelta del legislatore di adottare, nel caso di specie, una tecnica di intervento che, prendendo le mosse dall’attuale regolamentazione degli istituti, la modifica in modo puntuale senza comportare stravolgimenti radicali. La riforma viene quindi valutata in chiave positiva per la complessiva attitudine ad eliminare non secondari elementi di criticità e a rendere, di conseguenza, più efficace l’azione di contrasto alla criminalità organizzata e di aggressione ai patrimoni di matrice illecita.
Previsione rafforzata. Il Consiglio, con riguardo al c.d. codice antimafia, segnala, tra le novità positive, la “previsione rafforzata” che istituisce sezioni distrettuali specializzate, con competenza esclusiva, sia in primo grado che in appello. L’auspicio è che queste sezioni, una volta istituite, vengano composte da magistrati con professionalità integrate, civili e penali.
Amministratori giudiziari e curatori fallimentari. Apprezzato anche lo sforzo di definire organicamente il ruolo dell’amministratore giudiziario, attraverso interventi sui criteri di nomina che valorizzino la trasparenza e la rotazione delle opzioni dell’autorità giudiziaria. In tale prospettiva risulta utile la previa acquisizione della dichiarazione del soggetto nominato sul numero e il tipo di incarichi in corso. Nell’ottica di una definizione sempre più precisa del ruolo dell’amministratore giudiziario, il CSM propone la creazione di un ufficio organizzato con le professionalità necessarie per la specificità della gestione, la redazione del preventivo di spesa e l’obbligo di predisposizione di un più dettagliato piano di prosecuzione aziendale (business plan) per quelle imprese ritenute in grado di competere nel mercato. Indilazionabile appare, inoltre, un intervento legislativo sulla liquidazione dei compensi agli amministratori giudiziari per evitare sia decisioni incomprensibili e ingiustificate sia per garantire l’adeguatezza dei compensi, rispetto alla natura e alla gravosità delle attività compiute. In questo senso occorre distinguere i trattamenti riservati agli amministratori giudiziari da quelli previsti per i curatori fallimentari. Si tratta, infatti, di funzioni assai differenti: gli amministratori giudiziari perseguono l'obiettivo di mantenere le imprese sul mercato (non di liquidarle), garantire i livelli occupazionali, e addirittura, se possibile, incrementare la redditività dei beni in sequestro.
Controllo giudiziario delle aziende. Ritenuta molto positiva anche l’introduzione della nuova misura di prevenzione non ablativa del “controllo giudiziario”, nei casi di agevolazione incolpevole ed occasionale di interessi criminali.
Tutela dei creditori. Per il CSM le nuove previsioni contenute nel disegno di legge potrebbero essere utilmente integrate da disposizioni finalizzate a tutelare i creditori delle aziende consentendo all'amministratore di procedere tempestivamente ai pagamenti dei debiti privilegiando i creditori strategici per la prosecuzione dell'attività, nonché ad accelerare i procedimenti di verifica della buona fede per i crediti di origine incerta.
Infine, si suggerisce l’elaborazione di disposizioni che abbiano il fine di semplificare i rapporti tra il procedimento di prevenzione e le procedure fallimentari/esecutive ed evitare così esiti contraddittori per i titolari di diritti di credito.



Qui il parere del CSM