POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
mercoledì 21 aprile 2021
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS
Notizie a cura di La Stampa.it |
PENALE e PROCESSO

Delitti contro la persona | 02 Ottobre 2014

“Povera a vuie, professore’”: pessima uscita dello studente, ma nessuna minaccia

Dialogo nei corridoi di un edificio scolastico tra una docente e un allievo, ma la frase pronunciata dal ragazzo viene male interpretata dalla donna. Alla luce dell’episodio, e del contesto in cui si è verificato, però, non vi sono elementi per valutare quelle parole come capaci di turbare e minacciare la professoressa.

(Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza n. 41001/14; depositata il 2 ottobre)

  ‘Fotografia’ da una scuola italiana: uno studente è a colloquio con una docente. Scena idilliaca, almeno in apparenza... perché con pochissime parole il giovane allievo si pone in cattiva luce, e, soprattutto, rischia...

Caro Lettore, per consultare questo documento è necessario essere abbonati. Abbonati subito e potrai accedere a tutti i contenuti del sito, se sei già registrato effettua il login.