Una lavoratrice di 52 anni non può lamentare una compromissione della carriera lavorativa

Vero è che nella stima del danno patrimoniale futuro occorre tenere conto non solo del reddito perduto dalla vittima e percepito al momento del sinistro ma anche dei verosimili incrementi futuri ma, tenuto conto dell’età della vittima che aveva compiuto 52 anni al momento del sinistro, la possibilità di una significativa progressione di carriera pare non apprezzabile.

Le tabelle medico legali si dividono in due categorie obbligatorie e facoltative. Le prime sono approvate con atti normativi e la loro applicazione è ineludibile mentre le seconde sono liberamente elaborate dalla comunità scientifica e non sono vincolanti. Pertanto il Giudice è libero di scegliere la barème che ritiene più appropriata. L’accertamento della colpa esclusiva di uno dei conducenti e della regolare condotta di guida dell’altro, libera quest’ultimo dalla presunzione di concorrente responsabilità fissata in via sussidiaria dall’art. 2054, comma 2, c.c. nonché dell’onere della prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. L’obbligo di attuare una manovra di emergenza al fine di evitare il sinistro non sussiste qualora detta non sia possibile tenuto conto delle circostanze del caso concreto. Questo è quanto emerge dalla sentenza n. 17219/14 depositata il 29 luglio scorso. La fattispecie. Nel caso in esame la Corte di legittimità è chiamata a pronunciarsi su questioni che costituiscono oggetto di un vivace dibattito giurisprudenziale nonostante le numerose pronunce sul punto anche delle sezioni unite. Compromissione della capacità di guadagno ed età della vittima. Sul punto il Supremo Collegio ha precisato che il soggetto leso ha diritto ad ottenere il ristoro non solo del reddito perduto al momento dell’evento lesivo ma, altresì, dei verosimili, incrementi futuri. Tuttavia tale regola generale deve essere applicata in considerazione delle circostanze concrete con la conseguenza che, ove l’interessato non sia più qualificabile come giovane lavoratore nel caso di specie la vittima aveva 52 anni , la progressione di carriera deve essere considerata trascurabile. L’attore, pertanto, ha dovuto accontentarsi della rifusione della differenza fra quanto percepito per la pensione anticipata e il reddito lavorativo. Utilizzo delle tabelle per la quantificazione del danno alla salute. La decisione in commento, prendendo le distanze dal noto precedente giurisprudenziale che ha imposto l’utilizzo delle tabelle milanesi in ogni Tribunale della Repubblica, ha precisato che le barème devono essere differenziate in obbligatorie e facoltative. Quelle obbligatorie sono approvate da atti normativi, ad esempio per le c.d. lesioni micro-permanenti d.m. 3 luglio 2003, e sono vincolanti per il Magistrato tenuto ad applicarle. Le facoltative, invece, sono elaborate dalla comunità scientifica e non possiedono una fonte normativa. Ne consegue che il Giudice è libero di scegliere la tabella che ritiene più moderna, autorevole e più corretta con il solo obbligo di motivare la propria scelta. La personalizzazione del danno alla persona onere della prova. A dire della Corte di Cassazione le conseguenze del nocumento alla salute possono essere comprese in due diverse categorie comuni a tutte le persone che dovessero patire quel particolare tipo di invalidità e peculiari del caso concreto che abbiano reso la sofferenza diversa e maggiori rispetto a casi simili. Ai fini del ristoro le prime presuppongono la mera dimostrazione dell’esistenza dell’invalidità mentre le seconde esigono la prova concreta del pregiudizio sofferto. In ogni caso entrambe le categorie possono influire sulla personalizzazione del danno biologico senza costituire una autonoma voce di danno.

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 8 aprile – 29 luglio 2014, n. 17219 Presidente Salmè – Relatore Rossetti Svolgimento del processo 1. Nel 1993 la sig.a C.I. convenne dinanzi al Tribunale di Isernia il sig. U.R. , la Engineering Services s.p.a. e la Tirrena Assicurazioni s.p.a., esponendo che - il omissis , a , si era verificato un sinistro stradale che coinvolse l'autoveicolo Fiat Uno targato FR385623, condotto da essa attrice, e l'autoveicolo BMW targato OMISSIS , condotto da U.R. , di proprietà della Engineering Services s.p.a. e d assicurato contro i rischi della circolazione dalla Tirrena s.p.a. - la responsabilità del sinistro andava ascritta al sig. U.R. , il quale aveva colposamente invaso l'opposta corsia di marcia investendo frontalmente il veicolo della sig.a C. , proveniente dalla direzione opposta. Chiese pertanto la condanna di tutti i convenuti al risarcimento del danno. 2. Nel corso del giudizio, posta la Tirrena s.p.a. in liquidazione coatta amministrativa, il giudizio venne interrotto e riassunto nei confronti del commissario liquidatore e della SAI s.p.a., quale impresa designata ai sensi dell'art. 19 della L. 24.12.1969 n. 990. Dopo sei anni di giudizio, con ordinanza del 5.3.1999, il iudice istruttore ordinò l'integrazione del contraddittorio nei confronti della BMW Financial Services s.p.a., reale proprietaria del veicolo BMW. Infine, con sentenza 19.12.2003 n. 729 il Tribunale di Isernia, per quanto qui ancora rileva - dichiarò cessata la materia del contendere tra C.I. da un lato, la Tirrena s.p.a. in l.c.a. e la SAI s.p.a. dall'altro, per intervenuta transazione - ritenne che responsabile esclusivo del sinistro fosse U.R. - condannò questi e la BMW Financial Services, in solido, al pagamento in favore dell'attrice della somma di Euro 32.349,79, oltre accessori, pari al credito risarcitorio residuo dell'attrice, una volta detratto quanto ricevuto dall'assicuratore in sede transattiva. 3. La sentenza, impugnata in via principale od incidentale da tutte le parti, venne confermata dalla Corte d'appello di Campobasso con sentenza 20.4.2008 n. 284. Tale sentenza viene ora impugnata per cassazione dalla sig.a C.I. , sulla base di cinque motivi. La ricorrente ha precisato che l'impugnazione deve intendersi proposta nei soli confronti del sig. U.R. e della BMW Financial Services. Resiste con controricorso e ricorso incidentale condizionato la BMW Financial Services, e con solo controricorso la Tirrena in l.c.a Motivi della decisione 1. Il primo motivo del ricorso principale. 1.1. Col primo motivo del proprio ricorso la sig.a C.I. lamenta che la sentenza impugnata sia affetta sia dal vizio di violazione di legge, di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c. sia nei vizio di motivazione, di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c Nell'illustrare la ragioni di questa sua prima doglianza, la ricorrente formula in realtà due distinte censure. 1.1.1. Con la prima pp. 12-14 del ricorso essa lamenta che la Corte d'appello avrebbe errato nel condividere la valutazione del consulente tecnico d'ufficio, che quantificò nella misura del 60% l'invalidità permanente patita dall'attrice in conseguenza del sinistro. Spiega, al riguardo, che la medesima invalidità era stata stimata da altro consulente nominato in primo grado nella misura del 75% e dalla commissione medica di Frosinone nella misura dell'80%. Doveva, pertanto, irragionevole la scelta del giudice d'appello che, al cospetto di tre diverse valutazioni medico-legali della stessa invalidità, aveva ritenuto preferibile quella più bassa. 1.1.2. Con il secondo profilo del primo motivo di ricorso la sig.a C.I. lamenta che il giudice d'appello, nella stima del danno alla salute, abbia trascurato di provvedere alla c.d. personalizzazione non abbia, cioè, equitativamente aumentato l'importo del risarcimento, per tenere debito conto delle specificità del caso concreto. 1.2. Il primo profilo del primo motivo di ricorso pretesa erroneità della stima del grado di invalidità permanente è infondato. La stima dei danno alla persona da parte del medico legale avviene comparando lo stato obiettivo di salute della vittima con le indicazioni suggerite da apposite tabelle o baremes , nelle quali a ciascun tipo di invalidità è associata una misura percentuale, comunque non vincolante. I baremes medico legali si dividono in due categorie obbligatori e facoltativi. I primi sono approvati con atti normativi, e la loro adozione è ineludibile da parte sia dal medico legale che del giudice ad es., in tema di danni alla salute con esiti micropermanenti, il bareme approvato con d.m. 3.7.2003, cui rinvia l'art. 139 cod. ass. . I secondi non hanno natura di fonte normativa, sono liberamente elaborati dalla comunità scientifica e dalle varie scuole di pensiero che la compongono. All'epoca della decisione sia di primo grado che d'appello, come del resto ancor oggi, non esisteva alcuna norma che imponesse l'adozione di un determinato bareme medico legale per determinare il grado di invalidità permanente residuato al sinistro. Ciò non vuoi dire che tale stima possa essere arbitraria od equitativa equitativa può essere la monetizzazione del danno alla persona, non certo la valutazione in corpore della sua entità. Pertanto, quando la scelta del bareme medico-legale da adottare non sia imposta da alcuna norma, l'ausiliario tecnico prima, ed il giudice poi, restano liberi di scegliere il bareme che ritengono più autorevole, più moderno o più corretto, col solo obbligo di motivare la propria scelta. Tale obbligo nel caso di specie è stato assolto dalla Corte d'appello di Campobasso. Questa infatti, ha ritenuto condivisibile la scelta del c.t.u. di quantificare l'invalidità permanente patita dall'appellante nella misura del 60%, piuttosto che nella diversa misura invocata da quella invocata, in base a due rilievi a la consulenza eseguita prima dell'integrazione del contraddittorio e quindi inutilizzabile , la quale aveva stimato l'invalidità biologica della vittima nella misura del 75%, era immotivata e quindi non condivisibile così la sentenza impugnata, pag. 81 b la valutazione dell'invalidità permanente nella misura dell'80%, eseguita dalla commissione medica a fini previdenziali od assistenziali aveva contenuto e presupposti diversi da quelli rilevanti in ambito di responsabilità civile, e dunque da essa non poteva trarsi alcuna indicazione per reputare erronea la diversa stima del 60% compiuta dal c.t.u. ibidem, pag. 8 . La motivazione appena riassunta è logica e coerente, e dunque non sussiste il lamentato vizio di motivazione stabilire, poi, se la decisione della Corte d'appello sia anche corretta nel fondo è questione di merito, non prospettabile in questa sede. 1.3. Il secondo profilo del primo motivo di ricorso omessa personalizzazione del risarcimento è anch'esso infondato. La Corte d'appello non ha affatto negato che il risarcimento del danno alla salute debba essere personalizzato e dunque non v'è stata alcuna violazione delle norme che presiedono alla stima ed alla liquidazione del danno alla persona, ovvero gli artt. 1226, 2056, 2059 c.c. ma ha semplicemente ritenuto che l'attrice non avesse né allegato, né allegato alcuna circostanza idonea a giustificare tale personalizzazione . Tuttavia la ricorrente, nel censurare tale statuizione, anche in questa sede non ha indicato alcun elemento che, debitamente prospettato nei gradi di merito, avrebbe condotto ad una diversa e maggiore liquidazione del danno biologico, e che sia stato trascurato dalla Corte d'appello. 2. Il secondo motivo del ricorso principale. 2.1. Arterie col secondo motivo del proprio ricorso la sig.a C.I. lamenta che la sentenza impugnata sia affetta sia dal vizio di violazione di legge, di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c. sia nel vizio di motivazione, di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c Lamenta che la Corte d'appello avrebbe errato nel determinare il quantum del danno morale , liquidato in modo automatico in misura pari al 50% del biologico. Sostiene la ricorrente che tale pregiudizio è necessariamente autonomo e distinto rispetto al danno biologico, e va pertanto liquidato senza alcuna correlazione rispetto al risarcimento liquidato per tale ultima voce di danno. 2.2. Cosa sia il danno morale se abbia o meno natura autonoma rispetto al danno biologico se possa o meno essere liquidato in misura pari ad una frazione del risarcimento accordato per tale ultima voce di danno, come noto sono altrettante questioni che hanno visto dividersi la giurisprudenza di questa Corte, attraversata da contrasti non del tutto sopiti nemmeno dall'intervento delle Sezioni Unite. Di tali contrasti tuttavia non mette conto occuparsi in questa sede, in quanto il motivo di ricorso col quale la sig.a C.I. pone le suddette questioni è inammissibile per almeno quattro ragioni a censura un apprezzamento di fatto b si duole genericamente di una sottostima del danno definito morale , ma non indica quale sarebbe dovuta essere la misura congrua c lamenta un vizio di motivazione a fronte di una sentenza che invece ha correttamente motivato le ragioni poste a fondamento della liquidazione del danno morale cfr. la sentenza impugnata, pp. 9-10 d in ogni caso la ricorrente nemmeno in questa sede ha allegato quali circostanze di fatto, idonee ad innalzare il quantum del risarcimento del danno in esame, sarebbero state trascurate dalla Corte d'appello. 3. Il terzo motivo del ricorso principale. 3.1. Anche col terzo motivo del proprio ricorso la sig.a C.I. lamenta che la sentenza impugnata sia affetta sia dal vizio di violazione di legge, di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c. sia dal vizio di motivazione, di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c Allega, al riguardo, che la Corte d'appello avrebbe erroneamente omesso di accordare alla vittima il risarcimento del danno esistenziale . Nella illustrazione del motivo la ricorrente spiega che, in conseguenza del sinistro del 1992, aveva dovuto subire la grave compromissione di innumerevoli diritti costituzionalmente garantiti quello alla libera circolazione, quello alla vita di relazione, quello alla vita familiare. Di tali perdite il giudice di merito avrebbe dovuto tenere debito conto nella aestimatio del danno. 3.2. Il motivo è infondato. Una lesione della salute può avere le conseguenze dannose più diverse, ma tutte inquadragli teoricamente in due gruppi - conseguenze necessariamente comuni a tutte le persone che dovessero patire quel particolare tipo di invalidità - conseguenze peculiari del caso concreto, che abbiano reso la sofferenza diversa e maggiori rispetto ai casi consimili. Tanto le prime che le seconde conseguenze costituiscono un danno alla salute le prime tuttavia presuppongono la mera dimostrazione dell'esistenza dell'invalidità le seconde esigono la prova concreta y dell'effettivo pregiudizio sofferto. Pertanto la perduta possibilità di continuare a svolgere una qualsiasi attività oggetto di un diritto costituzionalmente garantito, quale conseguenza d'una lesione della salute, non esce dall'alternativa o è una conseguenza normale della lesione, ed allora si terrà per pagata con la liquidazione del danno biologico ovvero è una conseguenza peculiare, ed allora dovrà essere risarcita non a parte, ma adeguatamente aumentando la stima del danno biologico c.d. personalizzazione . Nel caso di specie la Corte d'appello si è attenuta a tali principi essa non ha affatto negato che pregiudizi quali la compromissione della vita di relazione o della vita familiare non possano costituire danni risarcibili ha invece affermato il ben diverso ed indiscutibile principio secondo cui data una lesione della salute che, come nel caso di specie, provochi disturbi alla deambulazione, tale pregiudizio non può essere liquidato due volte sol perché chiamato ora danno biologico , ed ora danno da, lesione d'un diritto costituzionalmente garantito . 4. Il quarto motivo del ricorso principale. 4.1. Anche col quarto motivo del proprio ricorso la sig.a C.I. lamenta che la sentenza impugnata sia affetta sia dal vizio di violazione di legge, di cui all'art. 360, n. 3, c.p.c. sia dal vizio di motivazione, di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c Espone, a tal riguardo, che la Corte d'appello avrebbe riduttivamente liquidato il danno patrimoniale da perdita della capacità di guadagno, perché ha posto a base dei relativo calcolo lo stipendio percepito dalla vittima al momento del sinistro, senza tenere conto - come avrebbe dovuto - dei verosimili incrementi futuri che la sig.a C.I. , definita giovane lavoratrice , avrebbe potuto realizzare se fosse rimasta sana. 4.2. Il motivo è infondato. È nel vero la ricorrente allorché allega che, nella i stima del danno patrimoniale futuro, occorre tenere conto non solo del reddito perduto dalla vittima e percepito al momento del sinistro, ma anche dei verosimili incrementi futuri di esso. Tale valutazione deve essere compiuta adeguatamente aumentando l'importo annuale del reddito da porre a base della liquidazione. Tuttavia tale aumento in via equitativa del reddito dai porre a base del calcolo in tanto deve essere compiuta, in quanto è verosimile che quel reddito crescerà, e crescerà in misura superiore al deprezzamento del denaro il quale è necessariamente già tenuto in considerazione in qualsiasi operazione di capitalizzazione . Ciò posto in ture, si osserva in facto che nel caso di specie la Corte d'appello ha confermato la statuizione del primo giudice, quanto alla stima del danno da lucro cessante, osservando che l'attrice non avesse allegato e tanto meno provato che il suo pensionamento anticipato vanificava concrete prospettive di sviluppo nella carriera . Questa motivazione non è né lesiva di norme di legge, né illogica. Non è lesiva di norme di legge, perché per quanto detto in tanto può presumersi ex art. 2727 c.c. un danno da pensionamento anticipato ulteriore rispetto allo scarto tra stipendio e pensione correttamente liquidato dalla Corte d'appello , in quanto sia ragionevole ritenere che, se il lavoratore avesse proseguito la propria attività, le sue mansioni ed il suo stipendio sarebbero cresciuti. Nel caso di specie, tuttavia, risulta dall'epigrafe della sentenza d'appello che al momento del, sinistro la vittima aveva compiuto il 52^ anno di età, il che propriamente non ne fa una giovane lavoratrice , e rende non apprezzabile la possibilità di una significativa progressione in carriera. La motivazione della Corte d'appello, in secondo luogo, non è per nulla contraddettola e carente essa ha ritenuto che era onere della appellante provare quali chance di carriera avesse perduto, e tale statuizione è ineccepibile, poiché per quanto detto ad una presunzioni semplice ex art. 2727 c.c. di incrementi stipendiali futuri può ricorrersi nel caso in cui il danno in esame sia patito da persona ancora giovane, non quando sia lamentato da un lavoratore già avanti negli anni. 5. Il quinto motivo di ricorso. 5.1. Col quinto motivo di ricorso la sig.a C.I. lamenta che la sentenza sia viziata da una nullità processuale, ai sensi dell'art. 360, n. 4, c.p.c Espone, al riguardo, che la Corte d'appello aveva rigettato o reputato assorbiti gli appelli incidentali proposti dalle controparti ciò facendo, la Corte d'appello non avrebbe tenuto conto del principio secondo cui la transazione stipulata tra la danneggiata e l'assicuratore della r.c.a., contenente una clausola di riserva dei diritti della vittima, nei confronti degli altri coobbligati, non ha efficacia liberatoria per questi ultimi. 5.2. Il motivo è inammissibile per totale inintelligibilità. La Corte d'appello aveva rigettato o dichiarato inammissibili tutti gli appelli incidentali in quanto a quello del conducente U.R. era tardivo b quello del proprietario BMW venne qualificato come condizionato all'accoglimento dell'appello principale, e quindi ritenuto assorbito c lo stesso per l'appello della l.c.a. dell'assicurazione Tirreena s.p.a. d quello dell'utilizzatore in leasing Engineering Service venne dichiarato assorbito, perché condizionato all'accoglimento degli appelli incidentali e quello dell'impresa designata concernente la condanna per mala gestio venne dichiarato infondato nel merito. A fronte di questa statuizione, la ricorrente col quinto motivo deduce l’”omessa pronuncia , perché la Corte d'appello nel rigettare i suddetti appelli incidentali non avrebbe tenuto conto del fatto che la vittima, transigendo la lite con l'assicuratore, non aveva liberato gli altri coobbligati solidali. È tuttavia evidente che a confermando la condanna dei responsabili al pagamento del danno differenziale ovvero quello non risarcito per effetto della transazione la Corte d'appello ha implicitamente mostrato di ritenere inopponibile la suddetta transazione ai coobbligati non transigenti b in ogni caso, la dichiarazione di inammissibilità od assorbimento degli appelli incidentali non interferisce in alcun modo sulla questione dell'ambito oggettivo della transazione, e sulla misura del debito residuo dei condebitori sicché un vizio di omessa pronuncia non si rinviene nella sentenza impugnata, per la semplice ragione che nessuna delle parti aveva formulato come motivo d'appello una domanda di accertamento dell'efficacia soggettiva della suddetta transazione. 6. Il ricorso incidentale condizionato della BMW. 6.1. Resta assorbito il ricorso incidentale condizionato della BMW Financial Service. 7. Le spese. Le spese del giudizio di legittimità vanno poste a carico della ricorrente, ai sensi dell'art. 385, comma 1, c.p.c P.Q.M. la Corte di cassazione, visto l'art. 383, comma primo, c.p.c. - rigetta il ricorso - condanna C.I. alla rifusione in favore di BMW Financial Services Italia s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 5.200, di cui 200 per spese vive, oltre IVA ed accessori - condanna C.I. alla rifusione in favore di Tirrena s.p.a. in l.c.a. s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 5.200, di cui 200 per spese vive, oltre IVA ed accessori - condanna C.I. alla rifusione in favore di Fondiaria SAI s.p.a. delle spese del presente grado di giudizio, che si liquidano nella somma di Euro 2.200, di cui 200 per spese vive, oltre IVA ed accessori.