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LAVORO

licenziamento | 11 Dicembre 2017

Grava sul datore di lavoro l’obbligo di cercare possibili collocazioni alternative del lavoratore per evitare il licenziamento

di Roberto Dulio - Avvocato giuslavorista, Senior partner dello Studio legale Associato B.B.D.

In caso di sopravvenuta infermità permanente del lavoratore, l'impossibilità della prestazione lavorativa quale giustificato motivo di recesso del datore di lavoro dal contratto di lavoro subordinato, ai sensi degli artt. 1 e 3 l. n. 604/1966 e art. 1463 e 1464 c.c., non è ravvisabile per effetto della sola ineseguibilità dell'attività attualmente svolta dal prestatore di lavoro, perché può essere esclusa dalla possibilità di adibire il lavoratore ad una diversa attività, che sia riconducibile - alla stregua di un'interpretazione del contratto secondo buona fede - alle mansioni attualmente assegnate o a quelle equivalenti o, se ciò è impossibile, a mansioni inferiori, purché tale diversa attività sia utilizzabile nell'impresa, secondo l'assetto organizzativo insindacabilmente stabilito dall'imprenditore.

(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 29250/17; depositata il 6 dicembre)

Principio affermato dalla Corte di Cassazione sezione lavoro, con la sentenza n. 29250/17, pubblicata il 6 dicembre. La vicenda. Una lavoratrice dipendente di una impresa di pulizie, a seguito di sopravvenuta infermità, veniva licenziata...

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