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Notizie a cura di La Stampa.it |
LAVORO

licenziamento | 07 Novembre 2016

L’assoluzione non preclude la valutazione dei medesimi fatti ai fini della legittimità del licenziamento

di Roberto Dulio - Avvocato giuslavorista, Senior partner dello Studio legale Associato B.B.D.

La contestazione disciplinare a carico del lavoratore non è assimilabile alla formulazione dell'accusa nel processo penale, assolvendo esclusivamente alla funzione di consentire all'incolpato di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa, sicché essa va valutata in modo autonomo rispetto ad eventuali imputazioni in sede penale. Ne consegue che, ove il lavoratore sia stato assolto con sentenza dibattimentale dichiarata irrevocabile (quale sia la formula utilizzata), i fatti ivi accertati, ancorché non decisivi ai fini delle responsabilità penale, possono conservare rilevanza, ai sensi dell'art. 654 c.p.p., ai fini del rapporto di lavoro, senza che resti preclusa, per effetto dell'assoluzione, la cognizione della domanda da parte del giudice civile, il quale, chiamato a decidere sulla legittimità del licenziamento, sarà tenuto a procedere in modo autonomo alla rivalutazione del fatto e del materiale probatorio acquisto.

(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 22486/16; depositata il 4 novembre)

Lo afferma la Corte di Cassazione con la sentenza n. 22486/16, depositata il 4 novembre. La vicenda esaminata. Un dipendente pubblico (Agenzia del Demanio) veniva licenziato per essere rimasto assente dal lavoro per un lungo periodo di tempo, asseritamente...

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