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LAVORO

licenziamento collettivo | 18 Maggio 2015

E’ l’imprenditore che valuta il “motivo oggettivo”, non il giudice

di Martina Tonetti - Avvocato

  In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ovvero dettato da ragioni attinenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa, ex art. 3, l. n. 604/1966, il “motivo oggettivo” è rimesso alla valutazione del datore di lavoro, senza che il giudice possa sindacare la scelta dei criteri di gestione dell’impresa, essendo tale scelta espressione della libertà di iniziativa economica di cui all’art. 41 Cost.. Spetta, invece, al giudice il controllo della reale sussistenza delle esigenze tecniche, organizzative e/o economiche dedotte dal datore di lavoro, controllo che – in relazione all’art. 41 Cost – non può eccedere la verifica dell’effettività e della non pretestuosità del riassetto operato.

(Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza n. 10038/15; depositata il 15 maggio)

  Con la sentenza n. 10038/2015, depositata il 15 maggio 2015, la Corte di Cassazione dà rilievo alla libertà di iniziativa economica. L’oggettiva ricorrenza dell’esigenza economica non interessa… Il caso...

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