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Notizie a cura di La Stampa.it |
LAVORO

riforma lavoro – inserimento, voucher e tirocini | 25 Luglio 2012

Riforma Fornero: stretta sui contratti «secondari»

di Mario Scofferi - Orrick, Herrington & Sutcliffe

  Perseguendo la propria battaglia contro le forme contrattuali diverse dal rapporto di lavoro subordinato, la Riforma Fornero interviene su ulteriori tipi contrattuali «secondari», in alcuni casi abrogandoli ed in altri limitandone fortemente le possibilità di utilizzo.  

 

Contratto di inserimento addio. Il contratto di inserimento era stato introdotto dalla c.d. Legge Biagi sostanzialmente in sostituzione dell’abrogato contratto di formazione lavoro. Fine precipuo dell’istituto era quello di agevolare l’ingresso (o il reingresso) nel mercato del lavoro di particolari categorie di soggetti ritenuti socialmente svantaggiati (i.e. giovani tra i 18 ed i 29 anni; disoccupati di lunga durata di età compresa tra i 29 ed i 32 anni; disoccupati con più di 50 anni di età; etc.). La Riforma (art. 1, comma 14 e 15) elimina in radice questo contratto, facendo salvi i soli accordi stipulati entro il 31 dicembre 2012. Come è stato condivisibilmente affermato, questa abrogazione è coerente con il fine perseguito dalla Riforma, che vuole rendere il contratto di apprendistato (per i giovani) il principale strumento di ingresso nel mercato del lavoro, mentre per gli altri soggetti svantaggiati era possibile, già prima della Riforma, stipulare contratti di somministrazione di manodopera senza necessità di causali né limiti quantitativi.
Cambiano i limiti per i «voucher». La Riforma non modifica il lavoro occasionale tout court (disciplinato dall’art. 61, comma 2, D.Lgs. n. 276/2003), intervenendo invece sul lavoro occasionale «accessorio», retribuito attraverso i c.d. voucher (o buoni). La novella ribadisce che deve trattarsi di attività «di natura meramente occasionale», restringendo il limite massimo dei compensi percepibili dal lavoratore ad Euro 5.000,00 annui con riferimento alla «totalità dei committenti» (mentre in precedenza il medesimo importo era riferito al singolo incarico) ed aggiungendo altresì un ulteriore limite di Euro 2.000,00 annuo per ciascun singolo committente imprenditore commerciale o professionista. Una disciplina particolare è prevista per il lavoro agricolo, rispetto al quale il ricorso all’istituto è ammesso solo rispetto a determinate categorie di lavoratori e solo nell’ambito delle attività con carattere stagionale, nonché per quelle richieste dai c.d. piccoli imprenditori agricoli.
I tirocini diventano retribuiti. L’istituto era stato recentemente riformato (cfr. Legge n. 138/2011) prevedendo due diversi tipi di tirocinio:
i) curriculare (ossia, in estrema sintesi, relativo ad esperienze previste nell’ambito di cicli di studio); e
ii) non curriculare (finalizzato ad agevolare una scelta professionale tramite un’esperienza diretta sul campo).
Con la Riforma (art. 1, comma 34 e 35) il Governo ha ora 180 giorni per concludere con le Regioni un’intesa diretta a definire le linee guida della materia. La Riforma introduce altresì l’inedita previsione per cui il tirocinante avrà diritto ad una «congrua» (non si sa rispetto a cosa) indennità in relazione alla prestazione svolta, obbligo la cui violazione viene punita con una sanzione amministrativa compresa tra Euro 1.000,00 ed Euro 6.000,00. In definitiva, sembra verosimile ritenere che il Legislatore - se avesse potuto - avrebbe abrogato anche questa disposizione, evidentemente considerata (in molti casi non a torto) strumento elusivo del rapporto di lavoro subordinato. Abrogazione che non è stata possibile solo a causa della concorrente competenza legislativa delle Regioni. E’ dunque ragionevole attendersi, all’esito dell’intesa cui si accennava, regole in materia ancora più rigide di quelle attuali, tese a scoraggiare il più possibile il ricorso all’istituto.