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Notizie a cura di La Stampa.it |

30 giugno 2014: tra timore e fiducia il sogno del Processo Civile Telematico si realizza

27 Marzo 2014

PCT: deposito telematico degli atti processuali, obbligo o facoltà? - a cura dell’avv. Alberto Mazza

La portata dell’obbligatorietà. Con l’approssimarsi della scadenza del 30 giugno si sente sempre più frequentemente parlare di “obbligatorietà del processo telematico”: si tratta di un’espressione efficace da un punto di vista giornalistico, ma quanto meno imprecisa sul piano giuridico. In realtà la legge prevede semplicemente, a partire da quella data, l’obbligo di depositare per via telematica determinati atti processuali. Dunque quella che, al momento, è una scelta rimessa all’insindacabile volontà del singolo difensore, presto si tramuterà in una modalità obbligatoria e resterà, in numerose ipotesi, l’unica opzione a disposizione delle parti.
Il quadro normativo attuale. Per comprendere più a fondo cosa cambierà di qui al 30 giugno, è opportuno partire da una disamina del quadro normativo vigente e verificare, in un secondo momento, l’impatto delle disposizioni contenute nel d.l. n. 179/2012.
La possibilità di depositare telematicamente atti processuali trova la sua fonte primaria nell’art. 4 d.l. n. 193/2009 (conv. l. n. 24/2010), che demanda ad appositi decreti ministeriali il compito di individuare, in base ai principi previsti dal Codice dell’amministrazione digitale (d.lgs. n. 82/2005), «le regole tecniche per l'adozione nel processo civile e nel processo penale delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione». A tale disposizione è stata data attuazione con il decreto ministeriale n. 44/2011, che disciplina analiticamente l’infrastruttura informatica deputata alla gestione di depositi, comunicazioni e notifiche per via telematica. La possibilità di trasmettere documenti informatici provenienti dall’esterno dell’ufficio giudiziario (da parte di avvocati, compresi quelli dello Stato, esperti e ausiliari del giudice e dipendenti pubblici) è subordinata, ex art. 35, d.m. n. 44/2011, all’emanazione di un decreto dirigenziale che accerta «l’installazione e l’idoneità delle attrezzature informatiche, unitamente alla funzionalità dei servizi di comunicazione dei documenti informatici nel singolo ufficio». Il regolamento, preso atto delle profonde differenze riscontrabili nei vari uffici giudiziari quanto a organizzazione e dotazioni informatiche, opta per un modello graduale di diffusione e applicazione del processo telematico: se tale scelta appare quanto mai opportuna, anche in una prospettiva storica, essendo volta a prevenire il caos che avrebbe provocato l’imposizione ex abrupto e generalizzata dell’informatica, ha tuttavia finito con il dare luogo ad un quadro estremamente variegato dei servizi telematici attivi nelle diverse sedi giudiziarie.
Una situazione “a macchia di leopardo”. Concretamente, il difensore, che si accinge a depositare un proprio atto per via telematica, deve verificare se esiste un decreto dirigenziale che autorizzi la trasmissione, verso quell’ufficio giudiziario, di quel tipo di atto. Così, accanto a sedi in cui, fermo restando la possibilità di utilizzare le modalità tradizionali, il valore legale della trasmissione telematica è riconosciuto in maniera pressoché generalizzata per qualsiasi tipologia di atto, esistono realtà dove il processo telematico rimane ancora un miraggio e troverà attuazione probabilmente solo a partire dal 30 giugno. Una simile situazione “a macchia di leopardo” rappresenta una vera e propria insidia per i soggetti che intendono avvalersi delle modalità telematiche. Si consideri, a titolo esemplificativo, che, con riferimento agli atti endoprocessuali, in alcuni uffici è ammesso il solo deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ex art. 190 c.p.c., in altri il valore legale si estende alle memorie ex art. 183, comma 6, c.p.c.; quanto agli atti introduttivi, i decreti di autorizzazione a volte comprendono anche l’atto di citazione, a volte si limitano a indicare la comparsa di risposta.
Gli effetti del d.l. n. 179/2012. In un quadro così caotico, tale da ingenerare un forte senso di smarrimento in chi desidera utilizzare il sistema, dovrebbe riportare un po’ d’ordine il richiamato d.l. n. 179/2012. L’art. 16-bis – norma di legge applicabile su tutto il territorio nazionale – impone, con decorrenza 30 giugno, il deposito per via telematica nei seguenti casi:
- atti e documenti dei difensori delle parti precedentemente costituite, dei soggetti nominati o delegati dall’autorità giudiziaria e dalle parti nei procedimenti civili innanzi al tribunale (comma 1);
- atti e documenti successivi all’atto iniziale nelle procedure esecutive (comma 2);
- atti del curatore o del commissario nelle procedure concorsuali (comma 3);
- provvedimenti, atti di parte e documenti nei procedimenti monitori davanti al tribunale, esclusa l’opposizione (comma 4).
In tali ipotesi, dunque, presso tutti i tribunali italiani, la trasmissione di atti e documenti per via telematica non sarà solo una facoltà a disposizione delle parti, ma diventerà addirittura obbligatoria. Per gli uffici giudiziari diversi dai tribunali, l’art. 16-bis, comma 6, fa dipendere l’entrata in vigore dell’obbligatorietà dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti ministeriali con i quali viene accertata la funzionalità dei servizi di comunicazione.
Al di fuori di tali casi torna ad applicarsi il sistema delineato dall’art. 4, d.l. n. 193/2009 e dalle conseguenti regole tecniche di cui al d.m. n. 44/2011: si potrà procedere per via telematica solo in presenza del decreto dirigenziale ex. art. 35. Non si ritiene, infatti, di aderire a quella tesi, da alcuni sostenuta, in base alla quale dopo il 30 giugno, gli atti depositabili telematicamente sarebbero esclusivamente quelli previsti dall’art. 16-bis, commi 1-4, d.l. n. 179/2012. Tale disposizione, infatti, opera su un piano differente: imponendo la forma telematica, si limita a superare la necessità di un provvedimento amministrativo di autorizzazione nei casi dalla stessa individuati. Peraltro richiama espressamente il sistema delineato dal d.l. n. 193/2009 e dal d.m. n. 44/2011 in relazione alle modalità del deposito, prevedendo che debba comunque avvenire «nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici». A maggior ragione tale sistema troverà applicazione nella sua interezza nelle ipotesi che non rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 16-bis e dunque, ove esista il provvedimento autorizzativo, sarà possibile depositare anche atti diversi da quelli indicati nella norma da ultimo richiamata. Ciò vale in particolar modo per gli atti introduttivi nelle sedi ove già oggi i decreti ex art. 35 d.m. n. 44/2011 lo consentono.


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