Chi ha il contrassegno invalidi può accedere alle ZTL

Il possessore del contrassegno invalidi di cui all’art. 12 d.P.R. n. 503/1996 può liberamente transitare all’interno di zone a traffico limitato laddove sia altresì autorizzato l’accesso a veicoli di trasporto pubblico - secondo quanto previsto dall’art. 11 del medesimo decreto - senza la necessità di comunicare entro le 48 ore successive l’avvenuto passaggio.

È quanto stabilito dalla seconda sezione civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 21320/17 depositata il 14 settembre 2017. Il caso. Il comune di Busto Arsizio, in persona del Sindaco pro tempore, propone ricorso avverso la sentenza del Tribunale di Busto Arsizio che accoglie il ricorso in opposizione di un cittadino, possessore di contrassegno invalidi, circa la nullità della sentenza del Giudice di Pace - per errata ed insufficiente motivazione -, in merito all’annullamento di n. 21 provvedimenti amministrativi sanzionatori per transito in una zona a traffico limitato. In particolare, il ricorso del Comune consta di cinque motivi. Con il primo motivo viene denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 11 d.P.R. n. 503/1996 Regolamento recante norme per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici con il secondo ed il quarto motivo, il ricorrente si duole della violazione e falsa applicazione degli artt. 35, 36 e 37 d.lgs. n. 285/1992 codice della strada con il terzo ed il quinto motivo, il comune lamenta la violazione degli artt. 112, 115 e 360, n. 5, c.p.c. in quanto la sentenza impugnata ingiustamente avrebbe posto in capo al ricorrente l’onere di provare un fatto pacifico e non contestato, nonché per insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, giudicando il primo motivo infondato e i successivi non meritevoli di accoglimento. Il transito nella ZTL è permesso ai possessori del contrassegno invalidi. L’art. 11 d.P.R. n. 503/1996 recante norme in merito alla eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, negli spazi e servizi pubblici prescrive, in maniera chiara ed indubbia, che ai possessori del contrassegno speciale per disabili art. 12 è permessa la circolazione ovvero la sosta nelle c.d. zone a traffico limitato, nonché nelle aree pedonali urbane, qualora sia autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità. Nel caso di specie la condizione de qua ricorre, data la presenza di una delibera del Comune di Busto Arsizio che permette il transito nella zona in questione di veicoli adibiti al pubblico servizio. Premesso ciò, la Corte di Cassazione, analogamente al Tribunale in sede di appello, precisa che il fatto che l’autorizzazione all’interessato ad accedere sia stata concessa ai soli fini del prelievo ed accompagnamento del soggetto invalido come da delibera della Giunta comunale , non può avere alcuna rilevanza per far venir meno il diritto di transito ai possessori del contrassegno invalidi. Non occorre la comunicazione dell’avvenuto transito. Gli artt. 36 e 38 d.lgs. n. 285/1992 codice della strada stabiliscono l’obbligo di comunicare il transito in una zona a traffico limitato entro le 48 ore successive, al fine di agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi. Tale ratio , in particolare, si evince dalla circostanza che tale comunicazione è effettuata ex post . Se tale prescrizione rispondesse, infatti, come non è, alla finalità di ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, allora l’obbligo di comunicazione avrebbe avuto senso solo se imposto ex ante . A parere della Corte, il Tribunale lombardo correttamente, in virtù e sulla base della finalità ultima della comunicazione del transito, non ha dato rilevanza all’omessa comunicazione del transito la violazione di tale prescrizione non inficia la legittimità dell’accesso dell’utente dotato di contrassegno disabili. Per tale ragione il motivo di ricorso, a parere della Corte, non merita accoglimento. La pronuncia su tale motivo comporta l’assorbimento dei successivi.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 19 giugno – 14 settembre 2017, n. 21320 Presidente Petitti – Relatore Correnti Ritenuto in fatto A.P. proponeva ricorso in opposizione a sanzione amministrativa dinanzi al Giudice di Pace di Busto Arsizio, al fine di vedersi annullare n. 21 verbali emessi nei suoi confronti dalla Polizia Locale di Busto Arsizio per violazione degli artt. 7 e 9 C.d.s. al ricorrente veniva contestato il transito in più occasioni in una zona a traffico limitato nel periodo maggio-agosto 2009. Il Giudice di Pace di Busto Arsizio rigettava il ricorso e confermava i provvedimenti sanzionatori. Avverso la sentenza del Giudice di Pace veniva proposto gravame, mediante il quale il sig. A.P. denunciava la nullità della sentenza impugnata per errata e insufficiente motivazione. Il Tribunale di Busto Arsizio accoglieva l’appello. Il sig. A.P. era infatti possessore del Contrassegno Invalidi n. 144, rilasciato dal Comune di Busto Arsizio il 1 gennaio 2006 e valido fino al 1 gennaio 2011. Tale contrassegno permetteva all’appellante il transito nella zona a traffico limitato in oggetto poiché, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996, la circolazione e la sosta sono consentite nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento dei servizi di trasporto di pubblica utilità. Tale condizione ricorreva nel caso di specie, poiché una delibera del Comune di Busto Arsizio permetteva il transito nella zona in questione a veicoli adibiti al pubblico servizio. In secondo luogo, secondo il Tribunale lombardo, non aveva rilevanza la violazione, da parte dell’appellante, dell’obbligo di comunicazione telefonica del transito entro le 48 ore successive la violazione di tale prescrizione non inficiava la legittimità dell’accesso alla zona dell’utente dotato di contrassegno disabili, ma aveva il solo scopo di evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso, agevolando la speditezza dei controlli amministrativi. Il Comune di Busto Arsizio propone ricorso per cassazione avverso la sentenza del Tribunale. Il ricorso consta di cinque motivi. Resiste con controricorso A.P. . Con relazione ex art. 380 bis cpc si era proposto di dichiarare il ricorso manifestamente infondato ma con ordinanza interlocutoria 10.12.2013 la causa è stata rimessa alla pubblica udienza. Ragioni della decisione Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 11 del d.P.R n. 503 del 1996 poiché, a differenza di quanto ritenuto dal Tribunale di Busto Arsizio, non sussisterebbero nel caso concreto le condizioni per l’applicazione di tale norma, in quanto la zona in oggetto non era aperta incondizionatamente al transito di veicoli espletanti servizio di trasporto pubblico, essendo permesse le sole operazioni di prelievo ed accompagnamento di persone nel tratto in oggetto delibera Giunta Comunale n. 37631 del 2008 . Con il secondo motivo di ricorso, il ricorrente si duole ex art. 360 n. 3 cod. proc. civ. della violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 38 del d.lgs. n. 285 del 1992, poiché il Tribunale di Busto Arsizio avrebbe mal interpretato e applicato le norme in questione, non riconoscendo forza cogente all’obbligo di comunicare il transito entro le 48 ore successive, come chiaramente indicato nel pannello integrativo al segnale di divieto di transito posto all’ingresso della zona a traffico limitato, anzi interpretando tale prescrizione quale modalità di agevolazione della correttezza e speditezza dei controlli amministrativi. Con il terzo motivo, il Comune di Busto Arsizio lamenta, ex art. 360 n. 5 cod. proc. civ., insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio la sentenza impugnata motiverebbe in maniera illogica e contraddittoria l’esclusione della forza cogente dell’obbligo di comunicazione entro le 48 ore successive al transito. Con il quarto motivo di ricorso, il ricorrente denuncia la violazione degli artt. 35 e 36 d.lgs. n. 285 del 1992 laddove la sentenza impugnata ha rilevato la mancata produzione in atti della delibera posta a base della regolamentazione dell’accesso nella zona a traffico limitato. Infine, con il quinto motivo, viene censurata la violazione degli artt. 112 e 115 cod. proc. civ., poiché la sentenza impugnata ha ingiustamente posto in capo all’odierno ricorrente l’onere di provare un fatto pacifico e non contestato, e cioè la delibera che prescriveva l’obbligo di comunicazione entro le 48 ore dal transito tale delibera non era mai stata contestata dall’odierno intimato, né in primo grado né in appello. Il primo motivo di ricorso è infondato. L’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996 è stato correttamente interpretato ed applicato dal Tribunale di Busto Arsizio. La norma in questione prescrive, in maniera chiara ed incontrovertibile, che ai possessori del contrassegno speciale per disabili è permessa la circolazione e la sosta nelle zone a traffico limitato e nelle aree pedonali urbane qualora è autorizzato l’accesso anche ad una sola categoria di veicoli per l’espletamento di servizi di trasporto di pubblica utilità. Nel caso di specie, il fatto che l’autorizzazione ad accedere fosse stata concessa a tali veicoli ai soli fini di prelievo ed accompagnamento e non in maniera incondizionata, non può avere rilevanza per far venir meno il diritto di transito ai possessori del contrassegno speciale. L’accesso concesso ai veicoli adibiti al trasporto pubblico, per qualsiasi motivo questo avvenga, è sufficiente per ritenere legittimo, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. n. 503 del 1996, l’accesso al possessore del contrassegno di cui all’art. 12 dello stesso decreto. Il secondo ed il terzo motivo di ricorso, da trattare congiuntamente, non meritano accoglimento. L’obbligo di comunicazione del transito entro le 48 ore successive posto a carico del possessore del contrassegno speciale, come ha giustamente osservato il Tribunale di Busto Arsizio, non può rendere illegittimo l’accesso effettuato da chi ne abbia diritto, ma serve ad evitare di comminare sanzioni a soggetti legittimati all’accesso ex art. 11 d.P.R. n. 503 del 1996. Il fatto che tale obbligo operi ex post entro le 48 ore successive al transito deve essere letto in questo senso se tale prescrizione rispondesse alla finalità di ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, come addotto dal ricorrente, avrebbe senso solo se imposto ex ante, in modo da poter permettere all’Ente Comunale l’effettivo controllo degli accessi nella zona a traffico limitato. Laddove tale obbligo sia invece imposto, come nel caso di specie, ex post, sembra chiaro che esso risponda all’esigenza di agevolare la correttezza e la speditezza dei controlli amministrativi, onde evitare la notifica di contravvenzioni ad utenti legittimati all’accesso tale finalità è stata correttamente individuata nella motivazione della sentenza impugnata, che appare dunque immune dalle censure proposte dal ricorrente nel terzo motivo. La pronuncia sul secondo e terzo motivo comporta l’assorbimento dei successivi. In definitiva, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in Euro 700 di cui 200 per spese vive, oltre accessori e spese forfettarie nel 15%.