POLITICA SULL'UTILIZZO DEI COOKIE - GIUFFRE' FRANCIS LEFEBVRE SPA

Questo sito utilizza cookie di profilazione di prima parte per offrirti un miglior servizio e per trasmetterti comunicazioni in linea con le attività svolte durante la navigazione. Puoi impedire l'utilizzo di tutti i Cookie del sito cliccando MAGGIORI INFORMAZIONI oppure puoi acconsentire all'archiviazione di tutti quelli previsti dal sito cliccando su ACCONSENTI.

Continuando la navigazione del sito l'utente acconsente in ogni caso all'archiviazione degli stessi.


> Maggiori informazioni

Acconsenti

Abbonamento scaduto
Abbonamento inattivo
Numero massimo utenti raggiunto
Utente non in CRM
Manutenzione
venerdì 20 luglio 2018
Accedi   |   Contatti   |   Newsletter   |   Abbonamenti    Feed RSS

27 Dicembre 2017

(Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 150/17; depositata il 10 ottobre)

Consiglio Nazionale Forense, sentenza 10 ottobre 2017, n. 150
Presidente Picchioni – Segretario Secchieri

Fatto

Con segnalazione del 05-10-12 la Signora [esponente], dopo aver premesso:
1) che nell’anno 2008 aveva affidato all'avv. [ricorrente] l’incarico di assisterla in
un procedimento penale pendente avanti al Giudice di Pace di Lucera;
2) che tramite l’ausilio dell’Avv. [ricorrente], con provvedimento del 23-06-09 del
Giudice di Pace di Lucera, era stata ammessa al patrocinio a spese dello stato;
3) che con lettera del 09-07-12 l’Avv. [ricorrente] le reiterava l’invito al pagamento
in suo favore di un acconto di € 2.000,00 per l’attività sino ad allora svolta;
chiedeva al COA di Lucera di sapere se era tenuta o meno al pagamento della somma
a Lei richiesta a titolo di acconto da parte dell’Avv. [ricorrente].
Il Consiglio territoriale notiziava il professionista della segnalazione pervenuta in suo
danno e lo invitava a fornire chiarimenti.
L’Avv. [ricorrente] forniva tempestive deduzioni contestando di essere a
conoscenza della circostanza che la Signora [esponente] fosse stata ammessa al
beneficio del gratuito patrocinio a spese dello stato e che Lui aveva svolto tutta la
propria attività professionale a suo favore senza aver percepito alcunché.
Nella seduta del 06-03-2013, il COA di Lucera, deliberava di aprire procedimento
disciplinare nei confronti dell’Avv. [ricorrente] con il seguente capo di incolpazione:
perché "Richiedeva compensi professionali nonostante la precedente ammissione al
patrocinio a spese dello stato (illeciti disciplinari di cui all’Art. 85 L. 1 e 3 della legge sul
patrocinio a spese dello Stato – D.P.R. 30 Maggio n. 115 e successive modifiche. In
Lucera il 09-07-12”.
All’esito del procedimento, nel quale sono stati acquisiti documenti, il COA di Lucera,
con decisione in data 13 Dicembre 2013/ 14 Novembre 2014, ritenendo accertata le
responsabilità del professionista in ordine al capo di incolpazione a lui contestato,
irrogava all’Avv. [ricorrente] la sanzione disciplinare della sospensione
dall’esercizio professionale per mesi due”
Avverso detta decisione l’Avv. [ricorrente] ha proposto tempestivo ricorso,
2depositato, il giorno 19-12-14 presso la segreteria del COA di Lucera con il quale
chiede che il Consiglio Nazionale Forense, in riforma della decisione adottata dal COA
territoriale:
- dichiarare la nullità della impugnata decisione per violazione del disposto
normativo di cui agli artt. 47 e 48 R.D. n. 37 del 1934 (omessa adeguata specificazione
della contestazione).
- disporre l'audizione in qualità di testi dei sigg.ri Avv. [tizio] e [caio], funzionario
di cancelleria,
- disporsi l'annullamento della gravissima sanzione disciplinare impugnata;
- In via gradata, tenuto conto della peculiarità del caso concreto e della personalità
dello odierno impugnante, si chiede che in sostituzione della suddetta grave sanzione
disciplinare, ne venga irrogata altra di minore gravità ed entità.
L’Avv. [ricorrente] nel proprio ricorso sostanzialmente deduce e eccepisce:
a) la nullità sia della contestazione che dell'atto di citazione, per omessa adeguata
specificazione della contestazione, che si sostanzia, nel caso di specie, nella mera
trascrizione di una norma di legge;
b) la mancata considerazione, da parte del COA Territoriale nell’applicazione della
grave sanzione irrogata, della personalità dell'incolpato; delle argomentazioni difensive
addotte; e della particolarità del caso in questione.

Motivi della decisione

Preliminarmente va evidenziato:
a) che la funzione precipua del Codice Deontologico Forense, sin dal suo primo testo
licenziato nel 1997, è sempre stato quello di stigmatizzare e sanzionare i
comportamenti illeciti posti in essere dagli iscritti e ciò a prescindere dalla specifica
individuazione di tutte le ipotizzabili azioni ed omissioni lesive del decoro e della dignità
professionale, poiché anche in tema di illeciti disciplinari, stante la stretta affinità delle
situazioni, deve valere il principio - più volte affermato in tema di norme penali
incriminatrici "a forma libera" - per il quale la predeterminazione e la certezza della
incolpazione sono validamente affidate a concetti diffusi e generalmente compresi dalla
collettività in cui il giudice, nella specie, quello disciplinare, opera. (Cass. SS. UU. n.
9097/05);
b) che con l’entrata in vigore del nuovo Codice Deontologico Forense a far tempo dal
15-12-14, è previsto il c. d. principio della tipicizzazione delle condotte ovvero si è
3introdotto il principio, prima non esistente, che le norme deontologiche devono
prevedere da un lato il tipo di condotta illecita e dallo altro la sanzione applicabile;
c) che l’Art. 3, comma 3, della Legge n. 247/12 pur prevedendo una tipizzazione delle
condotte sanzionabili, prevede espressamente che ciò avvenga “per quanto possibile”;
d) che tale inciso, in uno al contenuto del comma 2° dello stesso Art. 3 della L. 247/12,
non può che esser interpretato da un lato, come impossibilità di prevedere ed
individuare specificamente ed analiticamente tutti i possibili illeciti disciplinari, e dall’altro
che le contestazioni disciplinari di comportamenti oltremodo lesivi della funzione ed
immagine dell’avvocatura così come ricompresi tra i doveri nella parte generale del
nuovo CDF, e legittimamente formulate in periodo antecedente all’introduzione
dell’obbligatorietà della c.d. tipizzazione del capo di incolpazione, non possono venir
meno per assenza di specifica contestazione riportata nel nuovo codice deontologico.
e) che, stante l’impossibilità di ricomprendere nel vigente CDF tutta la casistica degli
illeciti disciplinari potenzialmente riscontrabili nei comportamenti scorretti posti in essere
dall’avvocato, ovvero nel caso in cui (prima dell’entrata in vigore del nuovo CDF) sia
stato legittimamente contestato un comportamento illecito che non è ricompreso nelle
norme contenute nei titoli II, III, IV, V, VI, del vigente CDF, ma che viola i principi
generali e non derogabili del I Titolo, vanno considerate cogenti, quanto meno nel
periodo di applicazione della nuova normativa ai procedimenti disciplinari in essere alla
data del 14-12-15, le norme e le sanzioni previste nel I^ Titolo del vigente CDF;
f) che è potere del Consiglio Nazionale Forense, quale giudice di legittimità e di merito,
in sede di appello, apportare alla decisione le integrazioni che ritiene necessarie,
sopperendo così ad una motivazione inadeguata ed incompleta, anche riesaminando le
circostanze che hanno condotto il COA a ritenere l’incolpato responsabile della
violazione per la quale è stato sanzionato (cfr CNF n. 162/14 e n. 116/14)
g) che il capo di incolpazione predisposto dal Consiglio dell’Ordine di Lucera, ed
oggetto della impugnazione che ne occupa, pur non contenendo formali contestazioni
riguardanti il vecchio Codice Deontologico Forense, sostanzialmente ricomprende la
violazione dei precetti contenuti negli Artt. 3,5 e 43 del Vecchio CDF;
h) che, il detto capo di incolpazione, pertanto, va formalmente adeguato alla norme
specifiche contenute nel nuovo Codice Deontologico Forense, entrato in vigore a far
tempo 15-12-14, e relative alla condotta contestata avanti al Giudice di primo grado o
similare a questa;
4i) che le contestazioni fattuali contenute nel capo di incolpazione, saranno nel
prosieguo, normativamente, considerate quale violazione dell’Art. 29 (Richiesta
pagamento) del nuovo CDF;
l) che sono da ritenersi inammissibili la richiesta istruttoria avanzata dal ricorrente e la
sua produzione documentale effettuata in sede dibattimentale, sia perché nel
procedimento disciplinare non sono ammessi nuovi mezzi di prova (ex Art. 345 cpc
applicabile alla vertenza che ne occupa ai sensi e per gli effetti di cui all’Art. 37 L. n.
247/12) e sia perché non vi è prova che il ricorrente non abbia potuto proporli nel
giudizio di primo grado per causa ad lui non imputabile (CNF n. 110/07);
m) che, pertanto, l’acclarata l’inammissibilità, preclude a questo collegio, l’esame sia
della richiesta istruttoria, avanzata dal ricorrente, e relativa alla richiesta di escussione
di due testimoni e sia della documentazione depositata in udienza.
Con il primo motivo di ricorso l’Avv. [ricorrente] eccepisce la nullità, sia della
contestazione che dell'atto di citazione, per omessa adeguata specificazione della
contestazione che si sostanzia, nel caso di specie, nella mera trascrizione di una norma
di legge
La doglianza non coglie nel segno.
Nell’ambito del procedimento disciplinare la nullità dell’addebito disciplinare per difetto
di specificità è ravvisabile soltanto quando vi è assoluta incertezza sui fatti oggetto di
contestazione, per effetto della quale l’incolpato non abbia potuto pienamente espletare
il proprio diritto di difesa (CNF n. 98/16; CNF 223/15; CNF n. 217/15; CNF n. 84/15;
CNF n. 206/14).
Peraltro la contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, non richiede né la
precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, né la
individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la
predeterminazione e la certezza della incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e
generalmente compresi dalla collettività (cfr. Cass. SSUU n. 25633/16).
Dalle risultanze istruttorie emerge che nella questione che ne occupa il ricorrente ha
avuto piena e consapevole contezza dei fatti e dei comportamenti a lui contestati con il
capo di incolpazione, ovvero richiesta di pagamento effettuata alla Signora
[esponente] ammessa al beneficio del gratuito patrocinio a spese dello stato (cfr.
Lettera COA, con allegato esposto della Signora [esponente], consegnata all’Avv.
[ricorrente] il 05-10-12), tant’è vero che lo stesso ricorrente, nell’attività difensiva
svolta nel procedimento celebrato avanti al COA territoriale, ha preso specifica
5posizione sui fatti a lui contestati, con la conseguenza che, non ravvisandosi alcuna
lesione al diritto di difesa, sia il capo di incolpazione che l’atto di citazione sono da
considerarsi esenti da vizi che ne determino la loro nullità.
Con il secondo motivo il ricorrente lamenta che il COA Territoriale, nell’applicazione
della grave sanzione irrogata non ha tenuto in alcuna considerazione né della
personalità dell'incolpato; né delle argomentazioni difensive addotte; né della
particolarità del caso in questione, e chiede ammettersi l’escussione di due testimoni i
quali potranno riferire in ordine alla sua totale assenza di coscienza e volontà di porre in
essere una condotta così grave.
Anche tale motivo di impugnazione è infondato e va respinto.
Dall’esame dell’espletata istruttoria emerge:
1) che la Signora [esponente] è stata ammessa al beneficio del gratuito patrocinio a
spese dello Stato nell’ambito del procedimento penale avanti al Giudice di Pace di
Lucera pendente nei suoi confronti;
2) che l’istanza di ammissione, depositata il giorno 23-06-09, porta la firma
dell’interessata autenticata dal proprio difensore, Avv. [ricorrente];
3) che il decreto di Ammissione al beneficio da parte del Giudice di Pace di Lucera,
emesso nello stesso giorno della richiesta, porta la firma per presa visione dell’Avv.
[ricorrente];
4) che le firme apposte dal professionista in calce ai due soprastati documenti, non
sono mai state disconosciute dal ricorrente, con la conseguenza che gli stessi
documenti fanno piena prova della conoscenza da parte dell’attuale ricorrente della
circostanza che la propria cliente era stata ammessa al beneficio del gratuito patrocinio
a spese dello Stato;
5) che l’Avv. [ricorrente] ha avanzato richieste di pagamento delle proprie
prestazioni professionali alla propria assistita nel corso del giudizio penale (cfr Lettera
del 09-07-12);
6) che alla luce di quanto sopra, i rilievi mossi dal ricorrente alla decisione del COA di
Lucera sono assolutamente privi di pregio atteso:
6.1) che è documentato per tabulas che il ricorrente era perfettamente a conoscenza
che la propria assistita era stata ammessa al beneficio del gratuito patrocinio a spese
dello stato (cfr. Istanza di ammissione e decreto di ammissione che recano data e firma
dell’Avv. [ricorrente]);
66.2) che la situazione contestata non presenta alcuna particolarità rispetto ad altre
fattispecie a queste simili;
6.3) che non vi sono elementi nuovi tali da giustificare una ulteriore valutazione sulle
argomentazioni difensive rispetto a quella, correttamente, effettuata dal COA
Territoriale;
6.4) che stante la gravità dell’illecito (l’art. 29, 8° comma del nuovo CDF, prevede ora,
per la medesima fattispecie, la sospensione dall’esercizio della professione da 6 mesi
ad un anno, con un massimo di tre anni in caso di aggravanti) la sanzione irrogata dal
COA di Lucera (due mesi di sospensione dall’esercizio della professione) appare
congrua anche alla luce dell’attenuante della incensuratezza disciplinare del ricorrente;
7) che pertanto la sentenza emessa dal COA di Lucera non merita censura alcuna
essendo, peraltro, conseguente alle risultanze probatorie acquisite in atti, valutate
oculatamente, con chiarezza e coerenza di argomentazioni, sia sul piano logico e su
quello giuridico – deontologico.

P.Q.M.

visti gli Artt. 50 e 54 del R.D.L. 27-11-1933 n. 1578 e segg. ed il R.D. 22-01-1934 n. 37
Il Consiglio Nazionale Forense, rigetta il ricorso presentato dall’Avv. [ricorrente],
Dispone che in caso di riproduzione della presente sentenza in qualsiasi forma per
finalità di informazione su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di
comunicazione elettronica sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati
identificativi degli interessati riportati in sentenza.



Rassegne

19/07/2018

RASSEGNA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

Giuseppe Marino - Avvocato e Dottore di ricerca in Giustizia costituzionale

18/07/2018

RASSEGNA DELLE SEZIONI CIVILI DELLA CASSAZIONE

Francesco Antonio Genovese