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31 Ottobre 2017

(Consiglio Nazionale Forense, sentenza n. 118/17; depositata il 9 settembre)

Consiglio Nazionale Forense, sentenza 25 febbraio – 9 settembre 2017, n. 118
Presidente Picchioni – Segretario Secchieri

Fatto

1. Con esposto depositato il 31 gennaio 2012 il signor (...), nato a (omissis) il

(omissis), si rivolgeva al COA di Trani per segnalare il comportamento tenuto dall'avv.

(...), nominato suo difensore d'ufficio nel procedimento penale n. 3176/11 RGNR, aperto nei suo confronti in seguito all'arresto eseguito in data 27 maggio 2011. In particolare, esponeva di aver ricevuto richieste di pagamento dell'onorario professionale per l'assistenza prestata nel giudizio di convalida, e nel giudizio direttissimo celebrato in data 30 maggio 2011, nonostante sussistessero, a suo dire, le condizioni per l'ammissione al patrocino a spese dello Stato. In momenti diversi l'avv. (...) richiedeva il pagamento dell'attività quantificata dapprima in euro 1.200,00, importo ridotto a euro 900,00 ed infine a euro 400,00 da versare anche in rate mensili. L'esponente lamentava inoltre che dell'importo effettivamente pagato (euro 200,00) non gli era stata consegnata alcuna ricevuta.
2. Il COA di Trani informava, con comunicazione del 13 marzo 2012, l'avv. (...) della presentazione dell'esposto nei suoi confronti.
3. In data 24 aprile 2012 veniva depositata al COA di Trani - a cura dell'avv. (...) - una dichiarazione di rinuncia all'esposto datata 23 marzo 2012 e firmata dal sig. (...) che dichiarava di aver solo sottoscritto l'esposto, in realtà predisposto da altri, di cui non aveva neppure compreso il significato. Aggiungeva inoltre di non aver mai chiesto il patrocinio e di non aver corrisposto nulla all'avv. (...) e concludeva con l'impegno a prendere accordi con lui.
4. Il COA avviava l'attività istruttoria chiedendo alla Procura di Trani e al tribunale di Trani sez. Adria notizie sul procedimento penale (conclusosi con sentenza n. 127/11 del 30.5.2011) e l'acquisizione di copia degli atti; procedeva inoltre a convocare presso il COA l'esponente per rendere chiarimenti.
5. Nella seduta del 29 novembre 2012 il COA di Trani deliberava l'apertura del procedimento disciplinare nei confronti dell'avv. (...) e formulava il seguente capo di incolpazione: a) per essersi reso responsabile di non aver rilasciato fattura per la somma di euro 200,00 allo stesso corrisposta dal sig. (...), in violazione dell'art. 15 CDF;
b) per non aver fornito informativa al sig. (...) sulla possibilità di accedere al gratuito patrocinio, in violazione dell'art. 6,8 e 40 CdF;
In Adria al maggio 2011
6. All'esito della comunicazione della delibera di apertura, avvenuta il 31 gennaio 2013 tramite pec, l'incolpato depositava al COA memoria difensiva del 5.3.2013 con cui in relazione al capo a) dell'incolpazione precisava che con l'esponente era stato concordato l'onorario complessivo di euro 400,00 (anche per la redazione del ricorso per cassazione avverso la sentenza penale di condanna pronunciata all'esito del giudizio direttissimo del 30 maggio 2011) e che in data 14 dicembre 2011 era stata emessa la fattura n. 24/2011 per l'importo di euro 200,00 versato in acconto.
In merito al capo b) dell'incolpazione, l'avv. (...) contestava la mancata informativa resa all'esponente atteso che lo stesso provvedimento di convalida del sequestro, che conteneva la nomina a difensore d'ufficio, riportava gli avvisi di legge sul patrocinio a spese dello Stato che il (...) poteva conoscere anche per lo status di recidivo specifico infraquinquennale; peraltro, a detta del (...), l'istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato che lo stesso esponente dichiarava di non aver voluto chiedere, non poteva essere formalizzata dal difensore d'ufficio privo della necessaria documentazione.
7. Veniva fissata l'udienza e notificato relativo decreto di citazione a comparire davanti al COA di Trani all’udienza del 18 aprile 2013 all'esito della quale veniva ordinato il deposito del registro delle fatture emesse dall'incolpato nel IV trimestre dell'anno 2011 e veniva disposta la comparizione del (...) per la successiva udienza del 9 maggio 2013.
Stante l'assenza dell'esponente sig. (...) Giulio giustificata, con comunicazione pervenuta via fax, per motivi di salute, il COA disponeva il rinvio alla successiva udienza del 17 ottobre 2013, data per la quale si provvedeva a rinnovare le citazioni. Il procedimento veniva nuovamente rinviato per impedimento professionale dell'incolpato e successivamente, in data 12 dicembre 2013, per motivi di salute dello stesso (...); all'udienza del 27 febbraio 2014 si celebrava il dibattimento con la presenza dell'incolpato nonostante la mancata comparizione dell'esponente.
All'esito del giudizio disciplinare di primo grado, il C.O.A. di Trani - nel prosciogliere l'incolpato dalla contestazione disciplinare sub a), poiché dimostratasi insussistente - riteneva invece integrata la violazione delle norme deontologiche di cui al capo b) dell'incolpazione: ciò, in virtù delle risultanze cui si era pervenuti nel corso dell'istruttoria dibattimentale, con specifico riguardo alle affermazioni rese dal sig. (...) nell'esposto presentato al COA.
8. Con il ricorso tempestivamente presentato innanzi al COA il 20 giugno 2014, l'avv. (...) chiedeva il proscioglimento offrendo una alternativa proposizione dei fatti occorsi, da cui deriverebbe l'assenza di responsabilità deontologica.
Innanzitutto, secondo il ricorrente sarebbe stato lo stesso esponente - nell'atto a propria firma - a dolersi non dell'assenza di informazione, bensì del fatto che l'avv. (...) non si sarebbe compiutamente attivato per l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato, in merito alla quale il (...) avrebbe avuto ogni notizia sia in virtù degli avvisi contenuti - come per legge - nei provvedimenti a lui notificati, sia per esperienze passate stante la recidiva specifica infraquinquennale a lui contestata. La mancata richiesta di ammissione al patrocinio sarebbe stata quindi una libera scelta del (...), come dallo stesso riconosciuto nella successiva rinuncia all'esposto.
Fissata l’udienza del dibattimento per la data odierna, il Consiglio Nazionale Forense ne dava rituale comunicazione alle parti.

Diritto

Il ricorso va accolto.
Nonostante la scrupolosa attività istruttoria svolta dal COA, l'oggettiva impossibilità di sentire il sig. (...) in udienza dibattimentale a conferma dell'esposto presentato nel gennaio 2012 non consente, oggi, a questo Consiglio di dichiarare la responsabilità deontologica dell'incolpato.
La pronuncia di condanna del COA si fonda, infatti, sul contenuto di un esposto che per alcuni aspetti è risultato in contrasto con circostanze emerse successivamente nel corso dell'istruttoria, come per esempio l'emissione da parte dell'incolpato della fattura del 14 dicembre 2011, n. 24/11 relativa al pagamento in acconto dell'importo di euro 200,00.
Tale circostanza assume rilievo, sebbene il documento fiscale non sia stato neppure indicato nella dichiarazione di rinuncia all'esposto - firmata dal (...) ma depositata dallo stesso incolpato in data 23 marzo 2012, dove anzi l'esponente afferma di non aver corrisposto nulla all'avv. (...) - e sia stato prodotto solo con la memoria difensiva del marzo 2013 su espresso invito del COA a dimettere anche il registro delle fatture.
In un contesto probatorio non limpido, solo l'audizione dell'esponente avrebbe consentito di chiarire le discordanze emerse in relazione all'esposto, con particolare riferimento al capo sub b), ma ciò non è stato possibile nonostante le ripetute convocazioni innanzi al COA.
Inoltre, l'istruttoria non ha evidenziato elementi idonei a ritenere superata l'affermazione difensiva secondo cui l'avv. (...) avrebbe comunque informato l'assistito sig. (...), nel breve colloquio intercorso con lui, della possibilità di avvalersi del patrocinio a spese dello Stato.
L'inattendibilità dell'esposto si riflette anche a questo proposito e non risulta essere stata 4
colmata da diverse risultanze istruttorie; non può dirsi pertanto pienamente raggiunta la prova, dal punto di vista logico-giuridico, della responsabilità deontologica dell'incolpato, posto che la valutazione disciplinare deve in ogni caso trovare riscontro, oltre che nelle dichiarazioni dell'esponente, anche nelle risultanze documentali acquisibili agli atti del procedimento.
In ossequio alla giurisprudenza di questo Consiglio, sussistendo in tal modo dubbi sulla effettiva responsabilità del professionista, si impone la formula del proscioglimento (si veda CNF 20 marzo 2014, n. 43, 20 febbraio 2013, n. 3).

P.Q.M.

visti gli artt. 38, 40 e 54 del R.d.l. 27 novembre 1933, n. 1578, il Consiglio Nazionale Forense, accoglie il ricorso.
Dispone che in caso di riproduzione della presente sentenza in qualsiasi forma per finalità di informazione su riviste giuridiche, supporti elettronici o mediante reti di comunicazione elettronica sia omessa l’indicazione delle generalità e degli altri dati identificativi degli interessati riportati nella sentenza.



Rassegne

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