.Alla stregua di tali considerazioni, la decisione citata ha, dunque, ritenuto che la specifica normativa colà in contestazione (articolo 3 del Dpr 446/01, che impone il limite di età di 50 anni - coincidente con quello qui valevole in via transitoria - per la partecipazione alla selezione di aspiranti ad incarichi di natura libero professionale, sebbene con caratteristiche di parasubordinazione), fosse legittimamente vigente ed applicabile - siccome non attinente all'assunzione di pubblici dipendenti - per lo specifico settore di pertinenza, anche in presenza del principio posto (per il pubblico impiego) dall'invocato articolo 3, comma sesto, della legge 127/97. 1.3. Il Collegio reputa che l'impostazione seguita dal Tar Lazio risulti corretta, in quanto poggiante sui consueti canoni intepretativi sistematici (riferimento alla rubrica generale dell'articolo in cui la norma è inserita ed al contesto complessivo delle disposizioni ivi contenute); e che sia, dunque, da preferire alla soluzione ermeneutica proposta da parte ricorrente e fondata sul solo confronto "a coppia" tra il comma in questione e quello immediatamente precedente.Inoltre, si tratta di un precedente giurisprudenziale dotato di particolare significatività, siccome proveniente dal Tribunale amministrativo, astrattamente competente in materia di impugnazioni di provvedimenti, quale quello in esame, emessi da un organo centrale dell'amministrazione dello Stato ed esplicanti la loro efficacia su tutto il territorio nazionale.1.4. Le argomentazioni del Tar Lazio, formulate in rapporto ad una ipotesi di parasubordinazione, risultano, poi, a maggior ragione valide se riferite al caso in esame, in cui viene in rilievo la figura del notaio che - come recentemente osservato dalla giurisprudenza amministrativa (cfr. Tar Friuli V.G. 104/05) - non è né un pubblico dipendente né un esercente un pubblico servizio (mentre il primo mezzo di impugnazione configura il notariato come rapporto di servizio), bensì un soggetto privato che esercita una pubblica funzione: ovvero, come affermato dalla Cassazione civile (Sezione terza, 10683/03), quella notarile è una libera professione finalizzata al perseguimento di interessi di natura personale e costituente, nel contempo, anche esercizio di una funzione pubblica.Siffatta, precipua attività non costituisce tuttavia - come a suo tempo osservato da dottrina amministrativistica assai autorevole - svolgimento di funzione amministrativa, in quanto il notaio resta estraneo all'apparato amministrativo: bensì, per l'appunto, "pubblica" nel particolare senso che egli risulta strutturalmente e funzionalmente collegato con la comunità, alla quale rende un servizio come tecnico del diritto.Questa estraneità all'organizzazione della P.A. giustifica, dunque, la non applicabilità alle selezioni per la nomina a notaio delle specifiche disposizioni dell'articolo 3, comma 6, legge 127/97, invocate dal ricorrente.1.5. Proprio il rilievo che anche la presente fattispecie esuli completamente dall'area di applicazione della suddetta normativa rende, poi, ad essa conferenti le ulteriori considerazioni svolte, sul piano logico, dalla menzionata sentenza 10674/04 del Tar Lazio, secondo cui il requisito anagrafico di 50 anni "che comunque non appare patentemente irragionevole ed illogico, non può essere parametrato in alcun modo ai criteri ed ai limiti di cui al ripetuto articolo 3".Invero, possono evidentemente militare a favore o contro l'imposizione di un "tetto" massimo di età per l'accesso alla professione notarile ragioni di merito sostanzialmente equivalenti; ma ciò che conta, sotto il profilo giuridico, è:che la scelta compiuta dal legislatore nello stabilire, con la legge 328/95, il limite a regime di 40 anni e transitorio di 50 anni per l'ammissione al concorso per la nomina a notaio (limiti, ripresi dall'articolo 2 del bando qui impugnato) non sia, per l'appunto, palesemente incongrua e irrazionale;e che tale disciplina speciale resti indifferente alla ratio ispiratrice e alla misura di liberalizzazione riconducibili all'articolo 3, comma 6 della successiva legge 127/97.Il che consente di superare le obiezioni mosse, soprattutto nel corso della discussione orale, dalla difesa del ricorrente a proposito della opportunità del suddetto limite.1.6. Infine, la sentenza 10674/04 poggia, anche, sul richamo ai pareri Sezione terza, 3751/02 dell'8 aprile 2003 e Sezione prima, 3927/03 del 19 novembre 2003, espressi in sede consultiva dal Consiglio di Stato.A sua volta, il primo dei suddetti pareri si rifà ad un precedente specifico della Sezione terza (29 febbraio 2000, n. 1607/99) e - sulla scorta delle medesime ragioni di natura sistematica già evidenziate in precedenza (rubrica dell'articolo e contesto generale delle disposizioni in esso contenute) - perviene alla conclusione che la normativa in esame (articolo 3, comma 6 legge 127/97) "risulta diretta precipuamente a regolare la materia del pubblico impiego, con esclusione, quindi, di qualsiasi effetto nei confronti di fattispecie inquadrabili nell'ambito di materie diverse ed eterogenee, quale quella di cui si tratta", e cioè: "concorso ... finalizzato all'assegnazione di sedi farmaceutiche e quindi non all'assunzione di pubblici dipendenti, bensì ad attribuire ai vincitori la possibilità di svolgere attività come liberi professionisti, sulla base di un rapporto convenzionale con il Servizio sanitario nazionale", concorso che continua, pertanto, ad essere disciplinato dalle disposziioni (altrettanto speciali) di cui all'articolo 4 della legge 362/91 (requisito tassativo di partecipazione, consistente in un'età inferiore a 60 anni).Analogamente, il successivo parere 3927/03 ritiene che l'articolo 3, comma 6 in parola "in relazione al testuale richiamo alle procedure concorsuali di selezione appare riferirsi ai limiti di età che attengono alla costituzione nelle forme ordinarie di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze della P.A. nelle qualifiche e profili professionali tipizzati dagli ordinamenti di settore e non estende la sua portata precettiva alle prestazioni di lavoro di carattere professionale rese in virtù del conferimento di incarichi speciali". E, conformemente al precedente parere 425/99 espresso dalla Commissione Speciale Pubblico Impiego, la Sezione si dichiara "dell'avviso che per il conferimento (da parte del Ministero degli Affari Esteri) degli incarichi di cui all'articolo 168, comma secondo, del Dpr 18/1967, continuino a trovare applicazione i limiti minimo e massimo di età stabiliti dalla disposizione medesima", siccome riferiti ad una prestazione riconducibile all'ipotesi di cui all'articolo 409, n. 3, Cpc.Il precedente parere Sezione prima, 492/98 (su cui fa leva il primo motivo di ricorso) deve, dunque, essere letto alla luce delle precisazioni successivamente rese nella stessa sede consultiva dal Consiglio di Stato, di talché le affermazioni in esso contenute circa la non sopravvivenza, dopo l'articolo 3 legge 127/97, di precedenti disposizioni anche speciali, vanno circoscritte alle disposizioni valevoli per l'accesso a determinati e particolari settori del pubblico impiego.1.7. Questa ampia e consolidata riflessione svolta in materia dal Consiglio di Stato in sede consultiva costituisce, altresì, il naturale retroterra della motivazione resa sub "a" (il limite di quaranta anni non è derogato dall'articolo 3 comma 6, legge 127/97, che si riferisce alle assunzioni nella Pubblica Amministrazione) dalla successiva Ordinanza cautelare 1302/05, resa dallo stesso Consiglio in sede giurisdizionale (Sezione quarta) e richiamata dalla difesa erariale nella propria memoria conclusiva: ordinanza reiettiva della domanda di sospensione dell'atto di esclusione dal medesimo concorso (a duecento posti di notaio) di cui qui si controverte, in relazione al superamento da parte della candidata, del suddetto limite di età previsto dall'articolo 1 lett.b), legge 1365/26, novellato dalla legge 328/95.La recente conferma, in sede giurisdizionale cautelare e con riferimento ad identica fattispecie, dell'orientamento già maturato dalle Sezioni consultive del Consiglio di Stato contribuisce ulteriormente ad evidenziare l'infondatezza del primo motivo del ricorso introduttivo, motivo che deve, pertanto, essere disatteso.2.1. La medesima Ordinanza cautelare 1302/05 presenta, poi, altre ragioni di affinità giuridica con la presente controversia, in quanto si pronuncia anche sulle medesime questioni di diritto di carattere comunitario, poste con il secondo ed ultimo mezzo del ricorso introduttivo all'esame, così esprimendosi:.2.2. Il Collegio condivide in linea generale gli spunti interpretativi offerti dalla citata Ordinanza cautelare del Giudice amministrativo d'appello, in quanto saldamente ancorati al dato testuale delle disposizioni della cui applicazione si controverte; e, per parte propria, soggiunge solo, in linea più particolare, quanto segue:in primo luogo, il ricorrente non tiene conto, nella sua deduzione, dell'avvenuto recepimento (D. Lgs. 216/03, pubblicato nella Gazz. Uff. 13 agosto 2003) nell'ordinamento interno della normativa comunitaria da lui stesso invocata: e ciò in tempo utile rispetto al termine (2.12.2003) che anch'egli indica;in secondo luogo, il divieto di considerare uno dei motivi discriminatori tipizzati dalla Direttiva 2000/78/CE (la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali: cfr. articolo 1) quale elemento rilevante ai fini della costituzione del rapporto di lavoro non opera in via assoluta, stante il disposto del primo comma dell'articolo 4 della direttiva medesima. Questo, invero, consente agli Stati membri di stabilire (in deroga all'articolo 2, parr. 1 e 2) che la considerazione di una caratteristica correlata ad uno qualunque dei motivi tipizzati "non costituisca discriminazione laddove, per la natura di un'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, tale caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per lo svolgimento dell'attività lavorativa", a condizione che "la finalità sia legittima e il requisito proporzionato": e circa l'adeguatezza e la proporzionalità del limite età di cui qui si controverte valgono le considerazioni sopra svolte sub 1.5., tenuto conto che l'ampiezza delle clausole derogatorie di cui all'articolo 4, comma 1 della Direttiva attribuisce al legislatore nazionale considerevoli margini di manovra per emanare disposizioni contenenti differenziazioni basate sull'età ed ispirate ad uno degli obiettivi (non tassativi) elencati dalla norma ovvero ad altri ancora;inoltre, con specifico riferimento al "fattore età", il successivo articolo 6 comma 1 della direttiva 2000/78/CE fornisce una serie di esemplificazioni, costituenti "giustificazione delle disparità di trattamento collegate all'età" e che valgono a prestabilire, tipizzandoli, i contenuti e le finalità di talune fattispecie di trattamenti differenziati rispondenti ex lege ai criteri di ragionevolezza e di proporzionalità di cui si è detto. E tra le disparità legittime sono comprese, in particolare, proprio quelle consistenti nella fissazione di un'età massima per l'assunzione "basata sulle condizioni di formazione richieste per il lavoro in questione" ovvero di un "ragionevole" periodo minimo di lavoro prima del pensionamento: si tratta di tipizzazioni assai ampie ed atte a dare "copertura" ad una vasta gamma di ragionevoli ipotesi di norme legali contenenti trattamenti differenziati in base all'età, tra cui ben può rientrare quella qui in esame;orbene, come già osservato dalla quarta Sezione del CdS al punto c) della menzionata ordinanza cautelare 1302/05, il legislatore italiano ha mostrato di voler cogliere le opportunità derogatorie in tema di età consentite dalla Direttiva, laddove all'articolo 3, comma 3 del D. Lgs. 216/03 di recepimento della stessa, riprendendo le espressioni letterali utilizzate dal richiamato articolo 4 comma 1 della Direttiva, ha precisato che "non costituiscono atti di discriminazione ai sensi dell'articolo 2 quelle differenze di trattamento dovute a caratteristiche connesse alla religione, alle convinzioni personali, all'handicap, all'età o all'orientamento sessuale di una persona, qualora, per la natura dell'attività lavorativa o per il contesto in cui essa viene espletata, si tratti di caratteristiche che costituiscono un requisito essenziale e determinante ai fini dello svolgimento dell'attività medesima"; e al successivo comma 4 dello stesso articolo 3 ha espressamente "fatte salve le disposizioni che prevedono la possibilità di trattamenti differenziati in merito agli adolescenti, ai giovani, ai lavoratori anziani e ai lavoratori con persone a carico, dettati dalla particolare natura del rapporto e dalle legittime finalità di politica del lavoro, di mercato del lavoro e di formazione professionale".Per effetto della convergenza tra tutte le disposizioni di diritto comunitario ed interno sin qui richiamate, deve, dunque, ritenersi l'attuale, piena operatività e compatibilità con l'ordinamento UE delle specifiche norme dettate dalla legge 328/95, in materia di limiti di età per l'ammissione al concorso di accesso alla professione notarile.2.3. Per le considerazioni che precedono, anche il secondo motivo del ricorso introduttivo deve, dopo il primo, essere disatteso: ne deriva la reiezione dell'impugnativa del bando 1 settembre 2004, con tale ricorso proposta.3.1. Quanto alle censure svolte nell'atto di motivi aggiunti (con il quale si impugna, invece, l'espressa esclusione del ricorrente dalle prove concorsuali di cui si tratta), risultano conseguentemente infondate quelle di illegittimità derivata dalla pretesa illegittimità del suddetto bando.3.2. Le residue doglianze di violazione ed elusione dell'Ordinanza cautelare 1363/04 di questa Sezione sono, invece, infondate a causa delle particolari concomitanze temporali già evidenziate dalla successiva Ordinanza 305/05, emessa dalla Sezione in relazione alla nuova domanda cautelare presentata in uno con il menzionato atto di motivi aggiunti.Invero:la prima Ordinanza 1363/04 è stata assunta nella Camera di Consiglio del 9 dicembre 2004, ma pubblicata l'indomani (10 dicembre);l'impugnato provvedimento direttoriale di esclusione è stato, tuttavia, adottato nella medesima data del 9 dicembre 2004, allorché l'Amministrazione non poteva esser venuta a conoscenza dell'ordine cautelare di questo Giudice;lo stesso provvedimento non può, dunque, rivestire l'intenzionale natura elusiva asserita dal ricorrente: né, sotto questo profilo, può darsi rilievo, come egli invece fa, alle successive operazioni di notifica, poiché la notifica di un provvedimento amministrativo non incide sulla sua legittimità e rileva ai soli fini della individuazione del "dies a quo" di decorrenza del termine per la sua eventuale impugnazione (Cassazione civile, Sezione prima, 4358/03), in quanto i vizi dell'atto si estrinsecano e si esauriscono nella sua adozione e non possono essere riferiti ad un fatto successivo al perfezionamento della fattispecie, quale la notifica dell'atto stesso al privato (CdS, Sezione sesta, 2628/02).3.3. Anche le censure dedotte con l'atto di motivi aggiunti vanno, pertanto, respinte.4. In conclusione, devono essere rigettate le impugnazioni rispettivamente proposte con il ricorso introduttivo e con i successivi motivi aggiunti del 21 febbraio 2005.In considerazione delle alterne vicende della fase cautelare e di merito e della natura eminentemente interpretativa della controversia, le spese di lite possono essere integralmente compensate tra le parti.PQMIl Tar per l'Emilia-Romagna, Sezione seconda, respinge il ricorso introduttivo ed il successivo atto di motivi aggiunti, di cui in epigrafe.Spese compensate.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.6" />
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