ponendosi in contrasto con la ratio legis dell'art.533 CPP. Rileva in diritto Il ricorso risulta inammissibile. Invero premesso che la sentenza impugnata si rivela dotata di congrua motivazione, rispondente alle richieste avanzate dalla difesa in grado di appello, deve osservarsi che i motivi di gravame si presentano meramente ripetitivi e generici, nella censura della decisione fondata su pretese discrasie tra le risultanze dibattimentali. Va osservato peraltro che in presenza di una doppia conforme la motivazione resa dal Giudice di Pace si rivela altrettanto adeguata e specifica nella valutazione degli elementi di prova analizzando specificamente il contesto nel quale si era verificato l'episodio, (nella specie l'imputato aveva pronunziato la minaccia nei confronti del preside dell'istituto scolastico-parte offesa- che gli aveva notificato una sanzione disciplinare), menzionando la teste che aveva deposto sul punto, senza trascurare la deposizione dei teste a difesa ed infine, applicando correttamente la fattispecie della minaccia conformemente al dettato giurisprudenziale di questa Corte In conclusione deve rilevarsi pertanto che i motivi di gravame, ivi compresa la censura riguardante la rilevata assenza di elementi a sostegno della innocenza dell'imputato, siano privi di specificità e rilevanza,ai fini dei richiamati vizi di legittimità, essendo la pronunzia di condanna resa sulla base della corretta applicazione dell'art.192 CPP.(Cass.Sez.IV­9.4.2004,n.16860-RV227901 sulla efficacia probatoria delle dichiarazioni della persona offesa)­e dell'art.612 CP.(Cass.Sez.V,17.12.2008,n.46528-RV216321-per cui la minaccia si qualifica come reato "di pericolo"per la cui integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso mediante l'incussione di timore nella vittima) In tal senso deve essere dichiarata l'inammissibilità del gravame, ed il ricorrente va condannato al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di euro 1.000,00 a favore della Cassa delle Ammende. P.Q.M. Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 a favore della Cassa delle Ammende." />
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